L’AQUILA – Anche i dipendenti della Thales Alenia dell’Aquila vogliono sapere che destinazione d’uso e di riqualificazione avrà l’area dismessa  del sito industriale inagibile della Thales Alenia, di fronte alla stazione ferroviaria del capoluogo e a pochi metri dal fiume Aterno, abbandonato dopo il sisma del 6 aprile 2009, e dopo la realizzazione di un nuovo sito all’avanguardia nell’area industriale di Pile.

Lo conferma Cinzia Ghizzoni, rappresentante sindacale  Fiom-Cgil,  a seguito degli articoli di questa testata, che hanno anche sottolineato il rischio di esondazione a cui è soggetta un sito in un’area classificata P4 già interessata nel dicembre 2010 da un’alluvione di notevole portata, tenendo conto che all’interno dello stabilimento, dismesso e interessato da crolli,  potrebbero essere presenti materiali inquinanti e potenzialmente pericolosi se portati via dall’acqua.

“Ci siamo chiesti più volte- afferma la  Ghizzoni – che fine avrebbe fatto l’area, che rappresenta un patrimonio importante per l’azienda. Nei mesi successivi al terremoto si parlò della realizzazione di una Casa del welfare. Poi più nulla, da parte del’azienda è calato il silenzio”.

Ad AbruzzoWeb l’assessore comunale Piero Di Stefano aveva però a tal proposito rivelato che sulla futura destinazione d’uso dell’area è in corso uno studio dell’Università D’annunzio, e che a giugno si è svolto un incontro tra Alenia e Comune, in cui l’azienda “ha confermato la sua volontà di recuperare e valorizzare l’area”. 

“Queste notizie – osserva però Ghizzoni – le abbiamo lette sul  vostro giornale, ribadisco che sarebbe opportuno coinvolgere d’ora in poi i lavoratori e i sindacati in una scelta strategica sul territorio da parte dell’azienda”.

Intile cenrcare conferme dal’azienda. il numero della sede di Roma, l’unico che compare sul sito della multinazionale alla sezione Italia, squilla a vuoto da tre giorni.

La Ghizzoni infine rassicura sui rischi che potrebbero derivare da un sempre possibile esondazione che investa il sito industriale dismesso.

“La bonifica, a seguito del sisma e dell’abbandono dello stabilimento è stata effettuata, non credo sia rimasto nell’area in questione materiale inquinante. Anche perché nel ciclo produttivo, per la realizzare unità elettroniche e satelliti, utilizzavamo materie prime non pericolose”. Filippo Tronca