L’AQUILA – Che cosa impedisce all’Accord Phoenix di insediarsi nel nucleo industriale di Boschetto di Pile? A chiederselo è il sindacato Cisl, preoccupato per la sorte dei 120 lavoratori dell’ex polo elettronico in mobilità e che dovrebbero essere riassunti dalla società del finanziere inglese di origini indiane Ravi Shankar, che all’Aquila vuole avviare un’innovativa attività di recupero di materiale elettronico, con conseguente smontaggio, differenzazione e vendita dei materiali.

Di risposte, però, in conferenza stampa il segretario provinciale della Cisl Giovanni Di Sero non ne ha, ma solo due indizi in quello che sempre più assume i contorni di un giallo.

Decisivo per l’insediamento dell’Accord Phoenix , in primo luogo, è il finanziamento pubblico da 12 milioni di euro di fondi Cipe che l’agenzia ministeriale Invitalia avrebbe già dovuto erogare.

“Tale finanziamento – spiega però Di Sero – avrà il via libera solo quando ovviamente l’Accord avrà messo la sua parte, ovvero 20 milioni di euro, dando garanzie fideiussorie alla Deutsche Bank che deve finanziare l’operazione. Shankar ha sempre detto che i soldi non erano il problema, ma di fatto la pratica sembra vivere una fase di stallo, la banca non ancora approvato la delibera di fideussione, e come sindacato chiediamo chiarezza in merito. All’Aquila le aziende Aventis e Dompè – osserva poi Di Sero – hanno ottenuto la stessa tipologia di finanziamenti, e non ci sono stati problemi di nessun tipo”.

L’altro nodo che sembra non essere stato sciolto è quello relativo alla classificazione Ateco: il finanziamento di Invitalia è vincolato a una attività economica che trasformi il prodotto iniziale e il processo industriale di Accord Phoenix avrebbe difficoltà ad essere classificato dentro questa categoria.

“L’azienda ci ha assicurato che questo problema è in via di risoluzione, che allo studio ci sono modifiche del processo industriale – prosegue Di Sero – ma a questo punto sorgono dubbi sull’affidabilità del piano industriale nel suo complesso”.

“L’azienda – incalza il sindacalista – assicura che ha già precontratti con ditte tedesche che forniranno, pagando, il materiale elettronico da smontare, differenziare e rivendere. Ci ha detto che avrebbe costruito un grande capannone per stoccare una grande mole di materiale, creando una filiera sul territorio, poi invece che avrebbe mandato all’estero, dal porto di Ortona, il materiale differenziato. L’azienda insomma dovrebbe fare maggiore chiarezza anche sul piano industriale che ha in mente. Va bene che ogni piano è un work in progress, ma all’Aquila non ci possiamo permettere di giocare a un terno al lotto”.

Nella sede della Cisl, ad ascoltare i due sindacalisti, anche alcuni lavoratori dell’ ex polo elettronico, a cui scade la mobilità in autunno, e che si ritroveranno a breve senza alcun sussidio. Per loro l’arrivo dell’Accord Phoenix rappresenta l’ultima spiaggia.