L’AQUILA – “Fosse altro che il decreto va in porto, per Santa Maria Paganica sono 180 mila euro”.
Così Alessandra Mancinelli, addetta della direzione dei Beni culturali incaricata di seguire le gare per la ricostruzione, quantificava in un’intercettazione ambientale la tangente necessaria per affidare direttamente e senza appalti all’associazione tra le ditte Cricchi, Cai e Ircop i lavori di ricostruzione della grande chiesa del centro storico aquilano distrutta dal sisma del 6 aprile 2009, con l’intermediazione dell’allora vice commissario per la Tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti.
Una mazzetta che, unita alla “caparra” da 10 mila euro ricevuta in una busta e infilata in borsa in un fugace incontro a Carsoli (L’Aquila), portava il totale a 190 mila, giusto l’1 per cento dei 19 milioni di euro per finanziare i lavori all’edificio sacro.
È quanto si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella: la Mancinelli e Marchetti sono entrambi finiti agli arresti, la prima in carcere e il secondo ai domiciliari, assieme ad altri due imputati, Nunzio Massimo Vinci, amministratore della Cai, e Patrizio Cricchi, dirigente della ditta omonima, nell’ambito dell’operazione “Betrayal” della Polizia di Stato e della Guardia di finanza su delega della procura della Repubblica del capoluogo.
La corruzione sarebbe dovuta servire per “ottenere l’affidamento diretto, e in violazione delle norme previste dal codice degli appalti, dei lavori di ricostruzione e consolidamento della chiesa”, scrive il gip.
E il passaggio di denaro è stato anche filmato dagli inquirenti, che pedinavano i protagonisti della vicenda.
Tra il voluminoso materiale fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate tra il 2011 e il 2013 nell’ambito dell’inchiesta c’è un video che, per gli inquirenti, incastrerebbe quattro dei cinque arrestati con la prova della mazzetta di 10 mila euro come “caparra” dei 190 mila.
La dazione avviene il 7 giugno del 2013 in un ristorante di Carsoli (L’Aquila) dove Massimo Vinci, che nell’ordinanza viene definito amministratore di fatto della ditta individuale Cai, consegna per conto di Patrizio Cricchi, dirigente della omonima ditta individuale, una busta con 10mila euro in contanti a Luciano Marchetti, ex vice commissario dei beni culturali, in quel momento progettista alla ricerca di incarichi e appalti e intermediario della direzione dei Beni culturali anche attraverso lo stretto rapporto con la funzionaria Mancinelli e l’architetto Giuseppe Di Girolamo, indagato.
Marchetti (ai domiciliari), consegna a sua volta la busta alla stessa Mancinelli, che la ripone nella borsa.
Mancinelli che prima del 7 giugno si era lamentata di aver visto “ancora una lira mai” in cambio dei favori, in una telefonata intercettata con il fidanzato Vincenzo Altorio, successiva alla dazione, spiega che per Santa Maria Paganica si devono incassare ancora 180 mila euro, legando l’aggiudicazione dei lavori in maniera diretta alla possibilità che la Curia diventi soggetto attuatore degli appalti sulle Chiese con la modifica del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 4 febbraio 2013, per il quale era in atto un pressing da parte degli stessi vertici della Chiesa aquilana nei confronti del Governo Letta. (alb.or.)






