L’AQUILA – “La grave crisi economica che sta attraversando il Paese, la tragedia che ha sconvolto L’Aquila con il terremoto e anche una certa ingenuità di chi è istituzionalmente tenuto a essere ingenuo ci hanno fatto pensare che qualcuno tradisca il Paese, di qui l’indagine ‘Betrayal’, tradimento in inglese”.
Così il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, presentando la nuova operazione con 5 arresti che ha sconvolto la ricostruzione del capoluogo di Regione.
“Il procuratore aggiunto di Milano, commentando le indagini sulla ndrangheta, ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione tra forze di polizia – ha aggiunto – Oggi non c’è indagine che non possa essere condotta unendo le diverse specificità. Non c’è pm che possa dirigere un’indagine se non è capace di coordinare più forze di polizia”.
“Tutto questo all’Aquila c’è stato, senza gelosia per tutto il tempo dell’indagine, due anni, che non è poco”, ha concluso Cardella.
Per il questore del capoluogo, Vittorio Rizzi, “l’indagine è stata condotta in perfetta armonia e senza sbavature. Non è questo il momento per anticipazioni di giudizio – ha sottolineato – ma per noi non esiste un sistema L’Aquila di malaffare: esiste un sistema L’Aquila di prevenzione che smaschera le condotte illecite, poi saranno i giudici a decidere”.
“Abbiamo lavorato come se vestissimo una sola divisa – ha aggiunto il comandante regionale della Guardia di finanza, Francesco Attardi – Qualcuno si chiedeva che cosa stessimo facendo, questa è la risposta dopo due anni di lavoro in silenzio”. Alberto Orsini






