L’AQUILA –  “In questa storia sono tante le cose che non tornano, a cominciare dalle motivazioni, più di una, che ha fornito don Roberto Formenti. Hanno fatto del male a noi dell’Oratoriana e alla città. Il ‘Don Bosco’ senza il campo da calcio e senza l’Oratoriana è un’assurdità, hanno distrutto decenni di storia”.

Camillo Moscone non riesce a mandare giù il boccone amaro, il più amaro per un vero oratoriano. E per chi sa cosa vuol dire l’Oratorio per la storia aquilana dalla fine della seconda guerra mondiale.

Da attuale presidente della Polisportiva Oratoriana, da ex giocatore di calcio, da allenatore dei più giovani, da ragazzo cresciuto lì, al ‘Don Bosco’, la recente colata di asfalto sul leggendario campo della struttura salesiana, in pratica la parola fine sul calcio a 11 oratoriano e non solo, lo ha letteralmente steso.

Cinque anni, dal terremoto del 6 aprile 2009, hanno prodotto una ristrutturazione parziale della struttura – in un progetto generale che include anche pezzi legati alla vicina università – struttura tornata a vivere nell’ottobre del 2013 grazie ai fondi reperiti dal quotidiano Libero e da Enel Cuore Onlus, circa 2 milioni di euro – “ma noi dell’Oratoriana, costretti a salvare soltanto il settore giovanile, non siamo stati neanche invitati all’inaugurazione” – e una valanga di proteste esplose nei giorni scorsi per la colata di asfalto di cui sopra, inizio della fine anche dei campi sportivi provvisori in via di costruzione secondo don Roberto Formenti, da cinque anni direttore dell’Oratorio, “perché quando verrà ritirato fuori il progetto dei parcheggi sotterranei, fermo al 2007, bisognerà togliere di mezzo i campi da basket, pallavolo e calciotto costruiti al posto del campo da calcio, su cui non si poteva fare niente per via di costi troppo elevati”.

“Il progetto per l’Oratorio – dice Moscone ai nostri microfoni – prevedeva il recupero del campo da calcio, è stato detto anche in sede di inaugurazione della struttura proprio nell’ottobre scorso. Il sogno era tornare all’Oratorio per ricostruire la prima squadra di calcio a 11, adesso viene data la colpa a dei parcheggi sotterranei previsti in un progetto con il Comune dell’Aquila che chissà quando verranno costruiti e che comunque non impediscono la presenza di ciò che c’è in superficie. Per me, per tanti oratoriani come me e per gran parte della città dell’Aquila, è qualcosa di assurdo. L’Opera salesiana ha fatto tutto da sola, non ha parlato alla città, non l’ha coinvolta, l’Oratoriana è stata pure tenuta fuori dalla domanda per accedere a un bando regionale, eravamo come scomparsi. Ci hanno fatto sentire degli ospiti, è qualcosa di atroce”.

Insomma, ribadisce Moscone, “sono tante le cose che non tornano. Dopo il terremoto tantissime società sono rinate, qualsiasi cosa che fa aggregazione sociale è un bene. L’Oratorio invece è stato tolto di mezzo”.

Nella lunga intervista video rilasciata ad AbruzzoWeb, il presidente della Polisportiva, tra le altre cose, ha lanciato un appello a istituzioni, imprenditori, cittadini, “per salvare il passato dell’Oratorio e della Polisportiva e per il futuro dell’Oratoriana. Per noi è veramente dura portare avanti un progetto che ci sta a cuore, in mezzo a difficoltà enormi. Salviamo il campo ‘Don Bosco’, il campo dell’Oratorio. E facciamo chiarezza, perché sono tante, come ho già detto, le cose che non tornano”.