L’AQUILA – Un’altra giornata di polemiche per L’Aquila, legate alla conferma formale, arrivata dal Consiglio comunale, della rimozione della bandiera italiana da tutti gli uffici del capoluogo abruzzese, decisione presa nei giorni scorsi dal sindaco Massimo Cialente in segno di protesta per il mancato stanziamento di fondi per la ricostruzione della città terremotata.

Cialente nei giorni scorsi aveva anche riconsegnato la fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La mattinata di oggi è stata segnata dalle dichiarazioni del sindaco in una conferenza stampa infuocata.

“Il governo ci ha dichiarato guerra”, ha affermato, annunciando ulteriori prese di posizione e battaglie, come quella di mobilitare i cittadini aquilani per un sit-in a Roma a distanza di tre anni dalla manifestazione del 7 luglio 2010.

“Se domenica a Roma nell’emendamento da inserire nella legge di conversione dell’ultimo decreto del governo Monti non ci sarà L’Aquila tra i capitoli di spesa – la minaccia – noi aquilani ci prepareremo a tornare nella capitale con le bandiere neroverdi. Vedremo se questa volta verremo presi a manganellate come tre anni fa”.

Poi lo stesso Cialente in un’intervista ha promesso l’occupazione di palazzo Margherita, sede storica del Comune dell’Aquila in piazza Palazzo, nel centro storico terremotato, sede ancora inagibile che proprio lui occupò quando si dimise nel 2011.

Sempre nel corso della conferenza stampa mattutina, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano ha nuovamente snocciolato le cifre necessarie alla sopravvivenza del capitolo della ricostruzione, il famoso miliardo di euro che sembrava essere stato promesso il mese scorso a palazzo Chigi a Roma durante un incontro tra istituzioni locali e governo centrale.

Un quadro che Di Stefano ha già fatto al millimetro in uno speciale servizio di questo giornale. Non solo. Da parte di Cialente sono partite critiche e bordate varie, in primis al prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci.

“Non posso pensare che il prefetto abbia agito con un atto politico nel dirmi ‘rimetti le bandiere, oppure ti rimuoviamo’ – ha rincarato Cialente – Rimuovere il sindaco vuol dire sciogliere un Consiglio comunale, come avvenuto in Italia solo per fatti di mafia”. Sostenendo la linea di Alecci, la tesi del sindaco, il governo di Roma ha mosso guerra alla città.

“Sono sicuro che qualcuno me la farà pagare”, ha chiosato.

Sull’argomento si sono moltiplicate le reazioni: per bocca del presidente Paolo Federico la commissione consiliare per la Ricostruzione della Provincia dell’Aquila ha chiesto un Consiglio straordinario a sostegno di Cialente, mentre il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, ha spedito una lettera di recriminazioni al capo di Stato, Giorgio Napolitano, e al premier, Enrico Letta, oltre che a numerosi altri interlocutori istituzionali.

Il Consiglio comunque si è spaccato: Guido Liris (Popolo della libertà), che è anche assessore provinciale, ha ammonito Cialente, “attento a non isolarti”, mentre Giuliano De Nicola dell’Italia dei valori, che è in maggioranza, ha detto: “Siamo con lui”.

C’è infine da registrare una sorpresa, la denuncia di un cittadino aquilano, il giornalista Giuseppe Vespa, direttore del periodico L’Editoriale, che ha presentato un esposto alla procura della Repubblica del capoluogo proprio contro la mossa del sindaco di ritirare le bandiere.

CIALENTE: ”IL GOVERNO CI HA DICHIARATO GUERRA”

“Il governo dichiara guerra all’Aquila”. Lo ha affermato questa mattina in conferenza stampa il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ribadendo la scelta di togliere le bandiere tricolori da tutti gli uffici comunali.

“L’analisi che ha condotto il Consiglio comunale è questa – ha spiegato Cialente – a maggioranza si è votato per non rimettere le bandiere e sono stato invitato a non riprendermi la fascia riconsegnata al presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, non posso pensare che il prefetto dell’Aquila Francesco Alecci abbia agito con un atto politico nel dirmi ‘rimetti le bandiere, oppure ti rimuoviamo’. Rimuovere il sindaco vuol dire sciogliere un Consiglio comunale, come avvenuto in Italia solo per fatti di mafia”.

“Il premier Enrico Letta – ha continuato – mi ha detto ieri a Roma ‘perché sei partito adesso? Ancora non ci insediamo e tu già cominci?’. Se tu però non trovi il tempo per le mie esigenze ma lo trovi per dichiararmi guerra, vuol dire che il governo non ha preso le distanze dall’atto politico di Alecci. Se vogliono, possono cominciare ad arrestare sedici consiglieri comunali, non solo me, più tutti gli aquilani”.

“Se domenica a Roma – ha minacciato il sindaco della città terremotata – nell’emendamento da inserire nella legge di conversione dell’ultimo decreto del governo Monti, non ci sarà L’Aquila tra i capitoli di spesa, noi aquilani ci prepareremo a tornare nella capitale con le bandiere neroverdi. Vedremo se questa volta verremo presi a manganellate come nel luglio del 2010”.

Insieme al sindaco, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che ha illustrato le cifre di cui L’Aquila ha bisogno per il 2013, circa 1 miliardo e 300 milioni di euro “di cui a oggi non c’è traccia”.

Cialente si è detto sicuro che questa sua dura presa di posizione non verrà lasciata impunita. “Qualcuno me la farà pagare”, ha affermato, “nonostante abbia ricevuto la solidarietà di molti, a parte i sindaci del cratere sismico e il coordinatore Emilio Nusca. Sembra che il terremoto riguardi solo L’Aquila, ma io sto lavorando per tutti”.

LE REAZIONI


SOSTEGNO A CIALENTE, PROVINCIA DELL’AQUILA CHIEDE CONSIGLIO STRAORDINARIO

Sostegno al sindaco è arrivato mentre Cialente portava avanti la conferenza stampa.

Un Consiglio provinciale straordinario sulla Ricostruzione nel quale saranno invitati il sindaco dell’Aquila e tutti i sindaci dei comuni del cratere è stato infatti chiesto dalla Commissione speciale per la Ricostruzione, riunitasi negli uffici del Consiglio provinciale dell’Aquila.

“Nell’esprimere il sostegno e la vicinanza alla protesta – viene spiegato in una nota – l’auspicio del presidente della Commissione Paolo Federico, del vice Pierpaolo Pietrucci e dell’intera assemblea è quella che la battaglia appartenga a tutti i comuni del cratere, della provincia dell’Aquila e dell’intera regione che mai come adesso hanno la necessità di essere uniti, ed è espressione del disagio e della disperazione di una comunità che dopo quattro anni è stufa e mortificata da promesse non mantenute”.

“Le innumerevoli istanze più volte rappresentate al governo dal sindaco Cialente e dal presidente della Provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo – si legge in conclusione – sono rimaste lettera morta e non hanno mai visto un seguito da parte del governo stesso”.

L’intera commissione, quindi, ha invitato il presidente del Consiglio Filippo Santilli a convocare al più presto il consiglio straordinario.

PRESIDENTE ASSEMBLEA CIVICA BENEDETTI, “NOI MINACCIATI COME ASSISE MAFIOSA”

Duro l’intervento di Carlo Benedetti, presidente dell’Assemblea civica, con una nota al presidente della Repubblica Napolitano, al presidente del Consiglio, Enrico Letta, al ministro dell’Interno Angelino Alfano, al vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico, al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, al ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, ai sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi e Giovanni Legnini, al ministro degli Affari regionali Graziano Delrio.

Nella nota, Benedetti ha ribadito di essere d’accordo nel mandare avanti avanti la protesta istituzionale di non esporre i tricolori fuori dagli uffici pubblici.

“Il Consiglio comunale – ha scritto – avrebbe anche potuto chiedere al sindaco di tornare indietro sui suoi passi ma non lo farà mai, sotto la minaccia di essere mandato a casa come un’assise mafiosa. La scelta del governo di minacciare la rimozione del sindaco appena rieletto e quindi lo scioglimento di un Consiglio comunale votato dalle cittadine e dai cittadini, sia uno degli atti politici di maggior violenza istituzionale che non avrebbe precedente alcuno nella storia dell’Italia Repubblicana”.

“Del resto – ha concluso il politico e avvocato aquilano – è competenza del Consiglio decidere se e come, in base alla legislazione vigente, esporre la bandiera e l’obbligo di esporla ci sarebbe solo nel Consiglio comunale”.

LIRIS, “CIALENTE NON SI ISOLI SE NON VUOLE RESTARE SOLO”

“Se non vuoi restare solo, non devi isolarti! Il Tricolore ci unisce!”.

Ha detto la sua anche l’assessore provinciale e capogruppo del Pdl Guido Quintino Liris a Cialente, affermando che “in questi quattro anni le scelte strategiche operate autonomamente dal sindaco, lo hanno penalizzato nei rapporti personali e politico-amministrativi a tutti i livelli, a discapito della città dell’Aquila e di tutto il Cratere. Se è vero quanto sostiene il sindaco, e cioè che l’Aquila è invisa e mal sopportata dal Governo, dal Ministero dell’Economia, ed ora anche dal Prefetto, probabilmente è necessario al più presto un cambio di rotta e certamente una immediata rimodulazione della strategia. Ma Cialente deve fare autocritica”.

TRICOLORE RIMOSSO, CRONISTA VESPA DENUNCIA SINDACO

Una bordata è quindi arrivata nel pomeriggio, quando è stata diffusa la notizia di un esposto denuncia presentato in mattinata alla procura della Repubblica dell’Aquila dal giornalista aquilano e direttore responsabile della testata L’Editoriale, Giuseppe Vespa.

“Pur avendo il prefetto reiterato la sua diffida con altro provvedimento – si legge – Massimo Cialente, non ha provveduto ancora a far ricollocare al suo posto la bandiera italiana. Più precisamente – prosegue – ha omesso di farle riposizionare sugli edifici pubblici di questo Comune. Lo scrivente si rivolge alla signoria vostra affinché verifichi se nel comportamento tenuto da Cialente (o di altri, quali autori materiali del gesto), siano ravvisabili ipotesi di reato”.