L’AQUILA – “Non ho l’ambizione di scavalcare nessuno. Il segnale, il grido di allarme non va colto come pessimismo, come qualcuno ha fatto erroneamente, ma come uno stimolo a fare di più e meglio e cercare di capirci tra soggetti attuatori della ricostruzione”.
Intervenuto ad AbruzzoWeb, Ezio Rainaldi, delegato per la ricostruzione di Confindustria L’Aquila, chiarisce il proprio pensiero sul polverone alzatosi dopo le dichiarazioni del 28 febbraio scorso sui cantieri chiusi e le pratiche ferme.
“Siamo tutti in causa – ricorda – anche il semplice cittadino, ma ancor più lo sono la politica e le istituzioni. Vanno fatte le cose essenziali, fondamentali, prima di parlare dei massimi sistemi, e con chiarezza. Il mio intervento è per unirci, non dividerci”.
“Se all’Aquila non si lavora, che è la stessa cosa di ‘ricostruire’, meglio cominciare a fare il cambio di residenza”, aveva detto Rainaldi, suscitando malumori e proteste in seno ad alcune associazioni di categoria.
“Uniamo le forze – ha ribatito Rainaldi – e facciamo chiarezza. A me interessa il risultato, ma se ognuno di noi ha dei preconcetti e mette davanti a tutto i propri interessi…”
“Abbiamo diversi ruoli sul campo – ha aggiunto – bisogna lavorare insieme, non è possibile che ci siano contrasti. Spogliamoci dai personalismi e ricostruiamo la città”.
“I soldi del Cipe sono state in parte già spesi – ha detto ancora – non credo sia difficile sedersi e capire com’è la situazione”. (alb.or.)






