L’AQUILA – Con l’ascolto di nuove testimonianze, in particolare del personale della discoteca Guernica, è ripreso oggi al tribunale dell’Aquila il processo a carico di Francesco Tuccia, il giovane campano accusato di aver violentato una studentessa laziale fuori dal locale Pizzoli (L’Aquila) nel febbraio scorso.
All’epoca dei fatti Tuccia era militare di stanza nel capoluogo, mentre la ragazza frequentava l’Università.
Il processo di svolge con rito immediato e, secondo quanto appreso, la sentenza potrebbe esserci nel giro di quattro-cinque udienze.
Anche oggi nonostante la giornata di pioggia è folta la copertura mediatica delle testate nazionali, abruzzesi e campane a questo appuntamento giudiziario.
IL RUOLO DEI BODYGUARD
I bodyguard hanno avuto un ruolo importantissimo nei primi minuti dopo il ritrovamento della ragazza semisvenuta, abbandonata nella neve in una pozza di sangue.
Uno di loro ha impedito di allontanarsi ai ragazzi, l’imputato e alcuni suoi amici, e in particolare, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, a Tuccia è stato detto che “era stato visto baciarsi con la ragazza ferita”.
Un altro addetto alla sicurezza, dopo aver notato la camicia bianca dell’ex militare che sembrava “risistemata frettolosamente” dentro i pantaloni, l’ha strattonata tirandola fuori e scoprendo macchie di “sangue slavato”.
LA TESTIMONIANZA DEL BUTTAFUORI CHE HA TROVATO LA RAGAZZA
Tra i testimoni anche Giuseppe ‘Pino’ Galli, un nome noto all’Aquila per essere da anni addetto alla sicurezza in numerosi locali. Lui è stato tra i primi a soccorrere la ragazza e a bloccare l’auto di Tuccia.
“Mi hanno fatto ripercorrere tutta la strada che abbiamo fatto – ha raccontato ad AbruzzoWeb – Da quando l’abbiamo trovata e soccorsa, portata al riparo, chiamato i carabinieri e l’autoambulanza e fermato l’indagato che stava in macchina”.
Sulla vicenda l’idea di Galli è che sia successo “qualcosa di davvero brutto, che deve far riflettere. Vuol dire che bisogna fare più attenzione e cercare di prevenire perché la vicenda è stata brutta, brutta, brutta”, ha concluso. (alb.or.)






