L’AQUILA – “Non ho mai fatto una proposta  sull’autonomia differenziata, come alcuni miei colleghi di altre regioni, tanto per partecipare alla fiera del dire ‘anche io, anche io’, tanto per partecipare ad un tavolo. La discussione è aperta, e io voglio prima capire e vedere qual è il quadro normativo e costituzionale, cosa viene attuato e applicato. Una volta che avremo un quadro più chiaro su cosa significa questa autonomia, su quali saranno le risorse che si mettono davvero in campo, non escludo di poter fare la nostra proposta”.

Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, come il senatore e generale romano Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore.  Con partita in gioco non quella di contrastare l’invasione di Annibale, ma di comprendere piuttosto quale sarà, nel dettaglio,  l’epocale riforma dell’autonomia differenziata, cavallo di battaglia della Lega, e che con la vittoria del centrodestra di Giorgia Meloni, è tornata in cima all’agenda politica, con il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che promette di portarla a termine, a tappe forzate, entro il 2023.

Riforma che prevede la possibilità di trasferire numerose competenze ora dello Stato, alle Regioni, su loro richiesta, potendo di conseguenza tenersi quota parte delle entrate fiscali, invece di versarle nella “cassa comune”. Ma per non creare una Italia di serie A e una di serie B, l’aspetto cruciale è definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), standard minimi che ogni Regione, nell’erogare i servizi pubblici a essa demandati, deve rispettare, per garantire i diritti sociali e civili dei cittadini, a prescindere da dove vivano. Senza Lep, o senza un meccanismo davvero efficace e certo, si rischia la penalizzazione delle regioni meno ricche e popolose, Abruzzo compreso, a causa della “secessione soft” delle regioni più ricche. Basti pensare solo alla sanità, che copre l’80% delle spese delle Regioni: pro capite per un cittadino abruzzese servono circa 2000 euro ma il suo contributo non arriva a 200 euro. La copertura della spesa regionale per la sanità, genericamente indicata in 2.700.000.000 di euro, è pressoché totalmente dovuta alla compartecipazione all’Iva, quasi 2 miliardi di euro. Con l’autonomia differenziata, questo il dilemma, in Abruzzo sarà garantito il diritto alla salute?. Discorsi analoghi si possono fare sui  trasposti, sulla scuola, sull’assistenza sociale e il welfare e altre voci ancora.

L’Abruzzo assieme al Molise è l’unica regione, che non ha nemmeno avviato l’iter, che prevede di stabilire, d’intesa con il governo l’elenco delle materie che si intende gestire in proprio. Tutte le altre regioni hanno avviato l’iter, mentre Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna  lo hanno da tempo concluso, e attendono solo la definizione del quadro normativo per mettersi “in proprio”.

“Ho assegnato la delega ad studiare l’istruttoria alla consigliera della Lega Antonietta La Porta – spiega Marsilio -,  e abbiamo avuto interlocuzioni con il ministro Calderoli. È previsto già nella legge di Bilancio un percorso per andare finalmente a definire finalmente i livelli essenziali di prestazione”.

Poi insomma si vedrà. E a chi attacca con furore l’autonomia differenziata, considerata di fatto il coronamento del progetto politico della Lega, ovvero spaccare il Paese e arrivare alla secessione del Nord, il presidente ricorda: “Tutti questi pericoli non esisterebbero, se fosse stato attuato il federalismo fiscale e la legge di Roma capitale, in parlamento già da oltre dieci anni, già da quando ero senatore. Una legge equilibrata, che prevede la  perequazione tra i territori, a favore di quelli con minore capacità fiscale e che sancisce il principio che in tutto lo Stato nazionale e in  tutti i territori, vengano garantiti i livelli essenziali delle prestazioni, a cominciare dalla sanità”.

E incalza rivolto al centrosinistra e al Movimento 5 stelle: “Ecco, qualcuno ha avuto una decina di anni di tempo, avendo governato praticamente in maniera continuativa la nazione, senza però mai aver determinato i livelli essenziali di prestazione, e trovando per essi i canali di finanziamento. Ora, dopo non aver completato questo percorso, gli stessi si mettono semplicemente sulla riva del fiume a protestare contro il  ‘ministro cattivo’  che vorrebbe dividere l’Italia e spaccarla”. Filippo Tronca