SULMONA – Ieri, domenica 20 marzo, cittadine e cittadini e abitanti della Valle Peligna, hanno organizzato e preso parte ad un appuntamento flash mob in Piazza XX settembre a Sulmona. di opposizione a tutte le guerre e per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo
Hanno aderito La Paz Centro Italia, CDCA Abruzzo, Potere al Popolo Abruzzo, Rifondazione Comunista Abruzzo, Laboratorio Sociale Largo Tappia, Lanciano, Laboratorio Spontaneo Fuochi Fatui, Castelfrentano, Ass. Culturale L’Orda D’oro, Lanciano, Viola Arcuri.
Durante il flash mob ci sono stati interventi, a microfono libero, condivisione di
riflessioni e preoccupazioni, lettura di poesie (Rodari, Quasimodo, Brecht, etc); lettura di un comunicato dal presidio contro la guerra alla base militare di Sigonella; lettura dell’Appello; lettura di un articolo di Mario Pizzola su Monte San Cosimo; lettura di un frammento di Gramsci (Odio gli indifferenti); intervento al microfono di bambine/i; bandiere arcobaleno e NoSnam; cartelli con scritte colorate.
L’APPELLO
Abbiamo appreso con preoccupazione delle ultime manovre militari attorno a Monte San Cosimo, Valle Peligna, come pubblicato questa settimana da diverse testate giornalistiche locali. Circola anche un filmato che mostra convogli militari in movimento verso il Deposito militare. (Per una storia del deposito militare di Monte San Cosimo e delle battaglie in corso da decenni per una sua smilitarizzazione rimandiamo ad articoli di Mario Pizzola su Site.it, tra cui questo: https://www.site.it/sulmona-monte-sancosimo-da-base-militare-top-secret-ad-affari-nucleari-1/ ).
Si moltiplicano in queste settimane in tutti i Paesi le iniziative di cittadine e cittadini contro la guerra e per un immediato cessate il fuoco e si moltiplicano in Italia, da Sud a Nord, anche i presìdi di contestazione sui luoghi sede di basi militari NATO e di siti industriali legati alla produzione e al commercio internazionale di armi di distruzione e di morte.
È inoltre di questi giorni la notizia dell’approvazione alla Camera dei Deputati italiana di un aumento delle spese militari, a fronte di: un sistema sanitario pubblico in via di dissesto, smantellamento e privatizzazione; una pandemia non risolta; un aumento delle bollette di gas e luce e dei prezzi dei beni di prima necessità e dei carburanti dovuto non alla guerra ma alla privatizzazione dei servizi essenziali (con riferimento particolare al sistema energetico) e a operazioni di speculazione sui mercati da parte di oligarchie economiche lasciate libere di depredare e saccheggiare le nostre vite e i nostri territori; un sistema di trasporti collettivi anch’esso sempre più privatizzato e insufficiente; licenziamenti di massa; salari da fame; carenza di case per tutte/i e affitti sempre più esorbitanti; scuole fatiscenti e un’istruzione, università e ricerca sempre meno pubbliche; la lista potrebbe continuare.
Ci dicono però sempre che non ci sono i soldi. Dovremmo invece fare molta attenzione a come verranno spesi, tra gli altri, quelli del PNRR, oltre a quelli che noi versiamo all’erario.
Chiediamo al nostro governo, a quelli europei e alle istituzioni europee di impegnarsi concretamente per un immediato cessate il fuoco e per risolvere il conflitto e i conflitti armati in corso con gli strumenti della diplomazia, del dialogo e del negoziato. Non con le armi o con sanzioni economiche che colpiscono le persone comuni.
Se condanniamo in primo luogo e nella maniera più assoluta la politica di aggressione e di guerra di Putin, riteniamo tuttavia che l’escalation del conflitto in Ucraina (già in corso dal 2014) sia anche responsabilità (storica e più recente) dei governi e delle élite economico-militari europei e occidentali.
Chiediamo la smilitarizzazione dei nostri territori, incluso lo smantellamento del deposito militare di Monte San Cosimo, come già chiesto più volte in questi decenni da cittadine/i e pacifiste/i del territorio peligno e abruzzese. E chiediamo anche, ancora una volta, che si levi il segreto militare e si faccia chiarezza su che cosa sia effettivamente depositato al suo interno, per il bene (anche e non solo) delle e degli abitanti della Valle Peligna.






