L’AQUILA – Paradossi della statistica: nell’anno segnato dal covid-19, dai lockdown, dalle pesanti ripercussioni sull’economia e vita sociale, la percezione degli italiani sul benessere soggettivo è aumentato, con un effetto tendenzialmente positivo sulla percentuale di chi si ritiene soddisfatto della propria vita.
Avviene ovunque, tranne che in Piemonte e in Abruzzo, dove si registra un arretramento rispetto al 2019.
E’ quanto emerge dal Rapporto Bes appena è pubblicato dell’Istat sul benessere equo e sostenibile.
Dalla grande mole di dati elaborata, sembra, sorprendentemente confermarsi l’assenza di un effetto negativo della pandemia da COVID-19 sulla valutazione della propria vita.
Nel 2020, spiega l’Istat, il 44,5% delle persone interpellate traccia un bilancio positivo della propria esistenza, esprimendo un voto tra 8 e 10 sulla soddisfazione della propria vita. E anche nel 2020 si osserva, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare, un leggero aumento della percentuale di molto soddisfatti per la propria vita, visto che nel 2019 era al 43,2%.
Nonostante siano state soprattutto le regioni del Nord a subire le drammatiche conseguenze della prima ondata, tutte presentano valori nell’indicatore maggiori della media nazionale e quasi tutte registrano un miglioramento rispetto all’anno precedente.
Ad eccezione però dell’Abruzzo, che registra un peggioramento significativo del valore di questo indicatore, passando dal 47,1% del 2019 al 43,7% del 2020.
E come detto del Piemonte che passa dal 48,7% nel 2019 al 44,3% nel 2020.
Le regioni più “soddisfatti” sono la Val d’Aosta e il Trentino, sopra la 50%, al capo opposto Campania, al 30% e la Sicilia, al 40%
Molte possono essere le ipotesi per spiegare questi andamenti. L’Istat ne propone alcune: “Fattori che possono attutire l’impatto della percezione della gravità della situazione determinata dall’epidemia sul benessere sono l’aumento del senso di appartenenza alla comunità e la capacità di autocontrollo come fattore di resilienza”.
Inoltre, “specialmente nel periodo iniziale della pandemia, il confronto con la situazione che ci circonda potrebbe aver portato ad una rivalutazione della propria scala di giudizio, spostandola verso l’alto. Altri elementi che possono aver giocato un ruolo sono gli aspetti soggettivi legati alla soddisfazione per i legami familiari. Il periodo di lockdown, che ha costretto le persone a restare nelle proprie abitazioni, è stato anche l’occasione per vivere la quotidianità all’interno delle proprie famiglie, per i genitori l’occasione di passare più tempo coi loro figli”.
Questa ipotesi spiegherebbe non solo l’aumento generale della soddisfazione per la propria vita, ma fornirebbe anche una giustificazione al calo della percentuale di soddisfatti che si è osservato tra le persone che vivono da sole.
Al contrario, la situazione critica determinata nel Paese dall’epidemia da covid-19 ha avuto un impatto negativo sulle prospettive future. Cala infatti al 28,9%, dopo una crescita costante dal 2016, la percentuale di persone che ritiene che la propria situazione migliorerà nei prossimi 5 anni. Era il 30,1% nel 2019.
I dati regionali mostrano gli incrementi più significativi nella quota di pessimisti rispetto al 2019 in Toscana (con 4 punti percentuali in più), Friuli-Venezia Giulia (quasi 4 punti percentuali in più) e in Piemonte (che passa dal 12,9% al 16%). Al contrario, in Molise si registra un calo statisticamente significativo nella quota di pessimisti (passa dal 13% al 9,3%). In questo caso l’Abruzzo con un aumento di pessimisti è nella media italiana.






