PESCARA – “Sei un’handicappata”, “Mi fai vomitare”, “Cicciona”, “Le vostre mamme sono cagne e lavorano di notte”. Sarebbero tra gli insulti che una professoressa, ora 64enne, avrebbe indirizzato ai suoi alunni di 13 anni nel suo periodo di servizio in un’istituto comprensivo pescarese. La donna è ora indagata nell’inchiesta innescata dalla segnalazione dei genitori.
Gli episodi, si legge sul quotidiano Il Centro, sarebbero avvenuti a partire dal settembre del 2019. I genitori di una delle alunne maltrattate, rappresentati dall’avvocato Angelo Pettinella, denunciano il comportamento anomalo dell’insegnante alla preside e alla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale. Raccontano di come la ragazzina si senta costantemente umiliata dalla docente durante l’orario scolastico e davanti all’intera classe, a tal punto di non voler andare più a scuola o di voler uscire in anticipo. Sembrerebbe, infatti, che davanti ai compagni la prof avrebbe definito l’alunna “falsa” e “un cattivo elemento”.
La dirigente dell’Ufficio scolastico di Chieti e Pescara, Maristella Fortunato, chiede quindi alla preside del comprensivo pescarese una «relazione particolareggiata» sui fatti e il comportamento anomalo dell’insegnante finisce al centro di un’inchiesta della procura. I genitori degli alunni vengono invece convocati e ascoltati in caserma dai carabinieri.
Il sostituto procuratore Rosangela Di Stefano ha inviato all’insegnante, così come alle parti offese, l’avviso di conclusione delle indagini, atto prodromico alla richiesta di processo. La docente, assistita dall’avvocato d’ufficio Barbara Fiucci, avrà 20 giorni di tempo per difendersi, presentando memorie, producendo documenti o chiedendo di essere interrogata. Le famiglie degli studenti potranno decidere di affidarsi a un legale.
Il pm Di Stefano ha valutato le accuse credibili, e dunque ha formulato il capo d’imputazione, in più occasioni, avrebbe maltrattato “gli alunni a lei affidati per ragione di istruzione, lasciandosi andare a scoppi d’ira senza giustificato motivo, vessando gli allievi psicologicamente, umiliandoli e deridendoli davanti ai compagni di classe per ragioni legate all’aspetto fisico, alle condizioni sociali e di salute”.






