ROMA – Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle D’Aosta rientrano nell’area rossa.

Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Liguria, Toscana, Molise, Marche, Sardegna, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia nell’area gialla.

Puglia e Sicilia nell’area arancione.

È la nuova mappa del Paese illustrata dal premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa di ieri sera per le misure del nuovo Dpcm con il quale l’Italia è stata suddivisa in tre fasce di rischio e a ognuna di queste è stato assegnato un colore: la zona gialla per le regioni dove il rischio è considerato più basso, l’arancione con rischio elevato e la zona rossa per quelle con rischio più elevato.

Tutte le nuove misure previste dall’ultimo Dpcm – quelle riservate alle aree gialle, arancioni e rosse – saranno in vigore a partire da venerdì 6 novembre, ha spiegato il premier sottolineando che “lo ha deciso il governo per consentire a tutti di disporre del tempo utile per organizzare le proprie attività”.

Il problema ora è però che le regioni “rosse” si ribellano e parlano di decisione “ingiusta”, di una scelta “assurda”, di uno “schiaffo ai lombardi”. E trovano sponda nelle dichiarazioni del leader del centrodestra Matteo Salvini: “chiudono in casa milioni di italiani, in diretta tivù, sulla base di dati vecchi di 10 giorni, senza garantire rimborsi adeguati. E intanto lasciano sbarcare più di 2.000 clandestini in poche ore”.

Parole pesanti che fotografano le divisioni profonde e il clima dei prossimi giorni, tutto il contrario dell’unità chiesta dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Il più duro è il governatore della Lombardia Attilio Fontana. La Regione dall’inizio della pandemia è quella che più ha sofferto e che continua ad avere gli indici più alti. “Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita” dice definendo la decisione “grave e inaccettabile”.

Di scelta “ingiusta” parla invece il presidente facente funzione della Calabria Nino Spirlì: “L’ho appreso alle 20 dalla telefonata del ministro Speranza con costernazione, rabbia e sgomento. Penso alle migliaia di imprese – sottolinea – che saranno costrette a chiudere i battenti forzatamente e, a mio parere, senza un motivo valido”.

Tra chi è finito in zona rossa, l’unico per il momento a difendere le scelte del governo è il governatore della Valle d’Aosta Erik Lavevaz: “La situazione è difficile e serve una presa di coscienza da parte di tutti. Più saremo attenti nell’applicare le prescrizioni, anche nella vita privata, prima la situazione sanitaria migliorerà e prima torneremo alla normalità. Dobbiamo essere tutti coesi nell’impegnarci al massimo oggi per essere liberi domani”.

Resta invece in silenzio il presidente della Piemonte Alberto Cirio, “Ho passato le ore a rileggere i dati, regione per regione, a cercare di capire come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili. Voglio che mi si spieghi la logica di queste scelte pretendo dal Governo chiarezza”, rimarca Cirio che chiede perché scelte così importanti siano state prese “su dati vecchi di almeno 10 giorni. Il rispetto delle istituzioni fa parte della mia cultura. Ed io rispetto lo Stato. Ma anche il Piemonte merita rispetto. Lo meritano i Piemontesi e le tante aziende che forse non riapriranno. Ed io per loro pretendo dal Governo chiarezza”, scrive su Facebook il governatore piemontese, che confessa di “aver dormito poco”. “Perché per Regioni con situazioni gravi si sia usato un metro diverso – si chiede ancora Cirio – Voglio che mi si spieghi la logica di queste scelte, pretendo dal Governo chiarezza”.

Mentre il suo collega Nello Musumeci, presidente della Sicilia finita in zona arancione, urla la sua rabbia: “E’ una scelta assurda e irragionevole. L’ho detto e ripetuto stasera al ministro Speranza che ha voluto adottare una decisione al di fuori di una legittima spiegazione scientifica”.

In zona arancione c’è anche la Puglia. Michele Emiliano per il momento non parla ma le scelte fatte in concomitanza con la conferenza stampa di Conte lasciano intendere che il governatore pugliese abbia più di un punto in disaccordo con il governo.

Il Dpcm prevede infatti che nella zona arancione siano in presenza le scuole dell’infanzia, le elementari e le medie. Ma Emiliano ha fatto sapere che resta in vigore l’ordinanza che stabilisce la didattica a distanza per tutte le scuole di ordine e grado ad eccezione di quelle dell’infanzia. Era tra quelli che chiedevano il lockdown nazionale, come Vincenzo De Luca. La sua regione si è salvata, per il momento e nonostante la situazione di Napoli. Ma l’attacco al governo è comunque pesante. “Si assumerà la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate” dice il presidente della Campania annunciando che lascerà tutte le scuole chiuse.

“Se introducessimo misure uniche in tutta Italia produrremmo un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c’è maggior rischio e imporremo misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave”, ha ribadito ieri Conte assicurando che “le ordinanze del ministro della Salute non saranno arbitrarie o discrezionali perché recepiranno l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente” con i “rappresentanti delle Regioni”.

Tra i 21 parametri che serviranno a stabilire l’inclusione in una fascia ci sono il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.

Da venerdì, dunque, le misure saranno operative: uno slittamento di 24 ore rispetto ai programmi del governo deciso per consentire a tutte le regioni di disporre “del tempo utile per organizzare le proprie attività”. Ma non ci saranno passi indietro. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha già firmato le ordinanze con i dati dell’ultimo monitoraggio e le misure resteranno in vigore, almeno per quanto riguarda le zone rosse, per “almeno due settimane”.

“E’ assurdo e irragionevole” dice il governatore siciliano Nello Musumeci. Il lockdown generale, di fatto, scatta invece per le quattro regioni con gli indici più alti, quelle dove la diffusione del virus è fuori controllo. Oltre alle misure previste per le altre zone, sono chiusi anche i negozi, salvo alimentari e farmacie e si potrà uscire solo per comprovate esigenze lavorative, di salute, necessità e per portare i bambini a scuola.

“E’ vietato ogni spostamento in qualsiasi orario” ha spiegato Conte. “E’ uno schiaffo in faccia ai lombardi, non ce lo meritiamo” attacca il governatore Attilio Fontana. “Il governo si assumerà la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate” ha tuonato il presidente della Campania Vincenzo De Luca prima di sapere che la sua regione non sarebbe finita né in zona arancione né in quella rossa. La critica principali arrivate al governo dai presidenti è anche quella di non aver coinvolto le regioni nelle valutazioni. Accuse che Conte ha respinto.

Le ordinanze non sono basate su decisioni “arbitrarie o discrezionali” perché recepiscono il monitoraggio settimanale al quale partecipano l’Istituto superiore di Sanità, il ministero della Salute e i rappresentanti degli stessi territori. Dunque, rivendica Conte, le Regioni “non sono un alter ego ma parte integrante di questo monitoraggio”. Anche il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia difende il Dpcm, che “non esautora” le Regioni. Ma è evidente che dopo lo scontro – che non si è ancora spento visto che De Luca ha sfidato apertamente il governo mantenendo la decisione di lasciare tutte le scuole chiuse nonostante la sua regione sia in zona gialla – nei prossimi giorni il confronto andrà avanti e sarà necessario riuscire a ritrovare quell’unità invocata più volte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche perché alla crisi prodotta dal virus si aggiunge, sempre più pesante quella economica. Il premier lo sa e infatti promette che sarà fatto “tutto il necessario” per ristorare chi non potrà lavorare. Anche chiedendo al Parlamento un nuovo scostamento di bilancio”. “Dobbiamo tenere duro”.

COSA PREVEDE IL DPCM

Zona gialla (fino al 3 dicembre)

– didattica a distanza al 100% dalle superiori

– dalle 22 scatta il coprifuoco. Chi esce tra le 22 e le 5 del mattino potrà farlo per motivi di lavoro, salute o di emergenza e torna in uso l’autocertificazione

– bar e ristoranti restano aperti fino alle 18. Dopo quest’ora è consentita l’asporto fino alle 22 (con consumo a casa) e la consegna a domicilio

– chiusi teatri, cinema, musei

– chiusi nel weekend i centri commerciali

Zona arancione (fino al 20 novembre)

– regione chiusa in ingresso e in uscita: si può varcare il confine solo per esigenze lavorative, di salute o di emergenza e torna l’uso dell’autocertificazione

– la si può attraversare se si deve passare da una regione gialla per arrivare ad un’altra gialla

– chi vive in queste regioni deve stare nel proprio comune di residenza, domicilio o abitazione salvo che per ragioni di salute, lavoro o studio e torna l’uso dell’autocertificazione

– chiusi bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie (escluse mense e catering continuativo) si può fare il servizio a domicilio o l’asporto fino alle 22

– attività sportiva consentita all’interno del proprio comune e all’aperto. Chiuse palestre, piscine, centri sportivi

Zona rossa (fino al 20 novembre)

– regione chiusa in ingresso e in uscita: si può varcare il confine solo per esigenze lavorative, di salute o di emergenza e torna l’uso dell’autocertificazione

– la si può attraversare se si deve passare da una regione gialla per arrivare in un’altra gialla

– chi vive in queste regioni deve stare nel proprio comune di residenza, domicilio o abitazione salvo che per ragioni di salute, lavoro o studio e torna l’uso dell’autocertificazione

– le persone vivono un lockdown ma possono accompagnare a scuola i figli perché sono ”consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita”-

– chiuse le scuole superiori e le seconde e terze medie con didattica al 100%

– chiusi negozi, bar, ristoranti, centri estetici

– aperti alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole, parrucchieri e barbieri

– consentito l’acquisto di cibo da asporto da consumare a casa fino alle 22

– mercati chiusi ”salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari”.

– attività sportiva consentita solo all’aperto, in forma individuale e in prossimità della propria abitazione

CON NUOVO DPCM TORNA AUTOCERTIFICAZIONE IN TUTTA ITALIA

Con il nuovo Dpcm in vigore da domani tornerà l’autocertificazione per gli spostamenti in tutta Italia: in tutto il paese scatterà il coprifuoco alle 22 e, dunque, la necessità di giustificare i propri spostamenti sarà necessaria anche nei Comuni inseriti nelle zone gialle, dopo quell’ora.

Il modulo, già disponibile sul sito del Viminale, è lo stesso che era stato predisposto in occasione del Dpcm del 24 ottobre e già utilizzabile per le ordinanze in vigore nelle Regioni dove era stato stabilito il coprifuoco. Si tratta di un modello standard – che avranno a disposizione tutte le pattuglie delle forze di polizia – dove i cittadini dovranno indicare i motivi dello spostamento. I controlli verranno fatti a campione e chi non riuscirà a dimostrare il motivo indicato nell’autocertificazione, verrà denunciato.

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-10/modello_autodichiarazione_editabile_ottobre_2020.pdf