L’AQUILA – “Tra i motivi per i quali il centrodestra non vuole ricostruire le scuole in centro ci sono la necessità di non appesantire il traffico, la mancanza dei parcheggi a servizio delle scuole e, dulcis in fundo, il sorgere – in un futuro oramai remoto – del polo scolastico di Collemaggio, l’idea di ‘campus all’inglese’ con la quale il sindaco Pierluigi Biondi ci ha trattato per anni come allodole pensando di silenziare in questo modo i mugugni sulla mancata ricostruzione di scuole in centro”.
Così i conisglieri di opposizione al Comune dell’Aquila, Lorenzo Rotellini, capogruppo AVS, e Paolo Romano, capogruppo L’Aquila Nuova, in una nota a margine della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina.
“In queste prime settimane del nuovo anno scolastico – osservano – si sono verificati – più che nel passato – problemi di viabilità, di sosta, di accessi, di mancanza di attraversamenti in sicurezza: è successo nei plessi che si trovano fuori dal centro storico e persino – lo diciamo con rabbia – nelle scuole ricostruite ex novo. Appare chiaro adesso come le motivazioni ostative che il sindaco aveva usato per depennare definitivamente la ricostruzione delle scuole in centro si siano definitivamente dissolte”.
“Anche il progetto di Collemaggio, destinato a riunire la scuola dell’infanzia San Bernardino, la primaria De Amicis e la secondaria di primo grado Carducci, rischia di esplodere in mano a chi lo ha ideato. Un polo che vale complessivamente 18,6 milioni di euro, ma che è ancora condizionato dalla necessità di definire il procedimento relativo al vincolo che interessa l’area dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale di Collemaggio dove dovrebbe sorgere e dalla conseguente interlocuzione con Soprintendenza e Ministero della Cultura. Gli stessi atti comunali evidenziano che tale procedimento incide sulle successive fasi progettuali e autorizzative. Non siamo qui a dire che quei 18,6 milioni debbano essere persi o che il polo non debba essere ricostruito. Diciamo una cosa molto più semplice: dopo oltre diciassette anni dobbiamo chiederci se la soluzione individuata sia davvero percorribile e soprattutto se sia quella che ci consente di arrivare prima al risultato. Il tempo non può essere una variabile secondaria”.
“Ricostruire una scuola significa riportare ogni giorno bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti e personale nel cuore della città. Significa contribuire alla residenzialità del centro, sostenere il commercio e le attività di prossimità e restituire a questa parte dell’Aquila quella funzione urbana che il terremoto ha interrotto. La scuola, infatti, è uno dei servizi che più direttamente contribuiscono alla vita quotidiana di un centro urbano. Ci chiediamo anche che fine abbia fatto la scuola su viale Giovanni XXIII, l’unica ad essere ricompresa nel cuore della città che Biondi ha promesso di ricostruire e che sorgerà in una delle arterie viarie più densamente percorse del centro storico, soprattutto dopo la riapertura del ponte Belvedere”.
“Le criticità della mobilità scolastica – aggiungono – sono talmente evidenti da averci persuasi a fare formale richiesta di convocazione della Commissione consiliare di Garanzia e Controllo, richiedendo di fare un quadro complessivo della situazione e di verificare quali interventi siano stati programmati dall’Amministrazione. È nostro dovere essere capaci di garantire sicurezza e accessibilità sia alle nuove scuole che a quelle che già abbiamo. Le segnalazioni di cittadini e famiglie non possono essere affrontate una alla volta, quando il problema esplode. Serve una programmazione complessiva della viabilità scolastica della città. Serve aprire un confronto istituzionale per verificare concretamente alternative al Polo di Collemaggio, senza perdere le risorse disponibili e mantenendo invariata la finalità del finanziamento: ricostruire le scuole Carducci, De Amicis e San Bernardino”.
“Tra le ipotesi da approfondire – lo diciamo da anni – c’è quella dell’ex ITAS, per il quale la Provincia dell’Aquila ha avviato un procedimento di demolizione e ricostruzione per una nuova struttura scolastica di circa 400 studenti. Chiediamo al Comune di sedersi al tavolo con la Provincia, con il Governo e con la Struttura di Missione e di verificare tutte le possibilità. Se ci sono risorse già disponibili, non dobbiamo ricominciare da zero: dobbiamo capire come utilizzarle nel modo più efficace e più rapido possibile. L’ex ITAS non è un’idea insindacabile, ma una delle ipotesi da mettere sul tavolo per ricostruire nel centro storico una vera filiera scolastica, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, sfruttando gli immobili pubblici disponibili e le infrastrutture che nel frattempo sono state realizzate o che torneranno operative”.
“Non stiamo chiedendo di tornare indietro. Stiamo chiedendo di guardare avanti. In questi anni il centro storico è cambiato, sono stati ricostruiti edifici, sono cambiate le condizioni della mobilità e sono emerse nuove opportunità. È proprio questo il momento per verificare se le decisioni prese anni fa siano ancora le migliori: la nostra non è una contrapposizione, ma un invito ad aprire una discussione vera e corale.
Quello che non possiamo più permetterci è aspettare altri anni mentre le scuole restano fuori dal centro e il Polo di Collemaggio continua a essere condizionato da un percorso che resterà solo su carta”, concludono.






