PESCARA – “Il fascicolo sanitario elettronico rappresenterà per l’ambito geriatrico uno strumento fondamentale, che ci consentirà a regime di avere la disponibilità di informazioni su percorsi di cura che per le persone anziane sono lunghe, complesse e che coinvolgono più figure professionali”.

Ad evidenziarlo nell’intervista di Abruzzoweb della serie dedicata al Fascicolo sanitario elettronico è Rosa Scurti, responsabile del reparto di Geriatria dell’ospedale di Pescara.

Ulteriore occasione per approfondire natura e potenzialità della piattaforma digitale che raccoglie la storia clinica dei cittadini e rende disponibili fino a ventuno tipologie di documenti, tra cui referti di laboratorio e radiologia, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, esenzioni e dati vaccinali.

Una rivoluzione che a regime garantirà l’interscambio delle informazioni sempre aggiornate e consultabili su tutto il territorio nazionale, con forti vantaggi per la qualità, le tempistiche e l’affidabilità delle prestazioni, anche quelle salva vita e in caso di emergenze

“Il fascicolo sanitario elettronico  – spiega ancora Scurti – è un contenitore dove confluisce tutta la documentazione sanitaria relativa ad un individuo quindi questo ovviamente fa sì che il personale sanitario, autorizzato alla consultazione della documentazione, possa agevolmente accedere alle informazioni inerenti il paziente di cui si sta prendendo cura”.

A questo fine, spiega ancora Scurti, “la nostra azienda ha già predisposto il percorso di formazione sull’accesso e la consultazione della documentazione, e sulle modalità di implementazione del Fse, nel nostro caso principalmente con lettere di dimissione, referti di esami e quant’altro. A breve bisognerà mettere sul campo quelle che sono le nozioni acquisite”.

Allargando lo sguardo assicura la dottoressa: “l’innovazione tecnologica anche nel capo della geriatria è fondamentale, un punto di svolta perché ci consente avere davvero la presa in carico del paziente a 365 gradi e in qualsiasi modalità, si pensi solo, ove possibile, alla telemedicina, che permette l’assistenza e la cura anche a distanza. L’Italia è del resto un paese di anziani e l’Abruzzo lo è particolarmente, quindi l’accesso alle cure da parte di questa popolazione così rilevante deve essere facilitata in tutti gli ambiti”.

Non va dimenticato però che “il paziente anziano ha più difficoltà ad accedere alla tecnologia e questo riguarda anche l’utilizzo del Fse, l’alfabetizzazione informatica nella media non è infatti elevata. Occorre dunque prevedere un efficace e competente supporto del caregiver familiare più prossimo. Altra problematica riguarda i pazienti con disturbi cognitivi, con patologia di Alzheimer che invece non sono proprio in grado di esprimere ad esempio il consenso all’utilizzo”.

Scurti tocca dunque uno delle zavorre al decollo del Fse, proprio quello del consenso, in base alla normativa della privacy, ancora lontano dal target, anche in Abruzzo. Eppure c’è la possibilità all’interno del  fascicolo di andare in ogni caso ad oscurare quei documenti e quelle prestazioni che non si intende condividere con i sanitari. E va tenuto conto che l’accesso anche per gli operatori sanitari avviene attraverso un’identificazione personale e un tracciamento,  e nessun altro può accedere a questo sistema.

“Penso sinceramente che i timori di veder compromessa la privacy sia immotivata e fa bene il Ministero della Salute ad insistere su campagne di sensibilizzazione e corretta informazione, va ribadito in particolare che il cittadino ha la possibilità di oscurare singole informazioni specifiche che ritiene riservate e sensibili, ma è nel suo interesse rendere accessibile invece, in tempo reale, a quella che è la sua storia clinica, e questo vale in particolare per i pazienti anziani, per i quali c’è una documentazione clinica solitamente corposa, si pensi solo all’anamnesi farmacologica, che spesso il diretto interessato non è grado di spiegare al medico, in modo corretto e completo”.