AVEZZANO – “Il male politico assoluto per Avezzano e la Marsica”, un “sindaco analogico nell’era del digitale”, “il peggio del peggio della prima Repubblica”, “non amato dalla città, ma molto abile a creare una accozzaglia di liste, a mettere insieme persone in un minestrone civico, nel fare accordi e accordicchi, da maestro dell’amichettismo”.

Strali e sarcasmo a gogo, con bersaglio il sindaco di Avezzano, il 71enne Gianni Di Pangrazio, ricandidato alle elezioni del 24 e 25 maggio di Avezzano, quelli ad Abruzzoweb da parte di Tiziano Genovesi, 46enne imprenditore consigliere comunale di Forza Italia, destinati ad incendiare una campagna elettorale finora sonnacchiosa.

E Genovesi ne ha anche per il suo centrodestra, che con Fi, Fdi e Noi Moderati appoggia l’ex questore della Polizia, il 65enne Alessio Cesareo, che però, “deve svegliarsi, moltiplicare l’impegno, far comprendere che Cesareo, un grande professionista, un personaggio di altissimo profilo istituzionale, può e deve rappresenta la svolta per la città”. Non è l’unico a pensare che la proposta politica del centrodestra ancora non “buca” e non incide come dovrebbe e potrebbe.

Del resto quella con Di Pangrazio per Genovesi è anche una questione personale: nel 2020 è stato candidato sindaco leghista del centrodestra, con la defezione di Fi, sconfitto al ballottaggio da Di Pangrazio, anche in quell’occasione a capo di una coalizione civica e assortita.

Genovesi è poi andato via dalla Lega sbattendo la porta, per approdare negli azzurri e sarà ora ricandidato come consigliere in appoggio a Cesareo,  ex commissario di Polizia ad Avezzano, ed ancor prima dirigente comunale, uomo delle istituzioni salito alla ribalta delle cronache per l’essere rimasto gravemente ferito dall’esplosione di un pacco bomba che gli è stato recapitato nel luglio del 2001 proprio all’interno del commissariato di Avezzano.

Lanciato nell’agone in primis dal capogruppo in Consiglio regionale di Fratelli d’Italia, l’ex parlamentare Massimo Verrecchia, e dal segretario provinciale di Forza Italia, Gabriele De Angelis, ex sindaco e ora presidente della società regionale dei trasporti Tua.

Cesareo dovrà vedersela contro la coalizione di Di Pangrazio, arrivata a ben 10 liste e 240 candidati, tra cui  7 liste civiche, con esponenti di destra, centro e sinistra, e tre liste partitiche, quelle della Lega, come detto l’ex partito di Genovesi, dell’Udc e di Azione politica. Per di più appoggerà Di Pangrazio anche il Partito democratico, nascosto dietro una civica. Gli altri candidati sindaci in campo sono Roberto Verdecchia, a capo del Patto per Avezzano, composto da Movimento 5 stelle, Avs, Italia Viva, Rifondazione comunista e Demos. In corsa poi Gianluca Ranieri, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, in corsa per  Democrazia sovrana e popolare, e Loreta Ruscio, già assessore al Bilancio, con la civica Io ci sono.

Esordisce dunque nell’intervista Genovesi: “il clima che si respira in città è positivo, stiamo lavorando bene sul territorio e per la composizione delle liste, il nostro candidato sindaco Cesareo è in ascesa, ma ancora non basta il centrodestra deve darsi uno scossa, deve deve necessariamente svegliarsi un po’, per accelerare in campagna elettorale”.

Questo perché, ricorda Genovesi, “abbiamo di fronte un competitor, Di Pangrazio che agli avezzanesi non piace, che io ritengo essere il male politico assoluto di Avezzano, che però oggettivamente è il numero uno nel fare accozzaglie di liste, nel mettere insieme persone in un minestrone civico, politico, e chi più ne ha più ne metta, per cercare di portare dalla sua più consenso possibile. Grazie a questo suo stratagemma riesce ogni volta a spuntarla, ma questa volta non dovrà accadere”.

E rincara la dose: “non dimentichiamo che nel 2020 nella tornata elettorale che poi lo ha visto ahimè vincitore al ballottaggio, al primo turno era andato abbondantemente sotto le proprie liste. Questo sta a significare che ha tanti portatori di acqua, ma lui agli avezzanesi non piace, non è mai piaciuto”.

A maggior ragione Genovesi invoca uno scatto di reni da parte dei suoi, “davanti al solito giochino di Di Pangrazio, dobbiamo iniziare a parlare più incisivamente alle persone, il candidato sindaco Cesareo deve essere presentato alla città per quello che è, un grande professionista, un personaggio di altissimo profilo istituzionale che ha deciso di mettersi a disposizione di questo territorio. In questo dobbiamo essere bravi noi di centrodestra a fare quadrato e andarci a prendere questa benedetta vittoria”.

A proposito di civismo o “presunto tale”: “Di Pangrazio ha qui ad Avezzano normalizzato quello che altrove provocherebbe scandalo e sarebbe anzi impossibile: mettere insieme la Lega con il Partito democratico di Michele Fina, che è il tesoriere nazionale del partito, seppure con un simbolo scolorito, nascosto dietro una lista civica. Una grande capacità, quella Di Pangrazio, gli va riconosciuto, ma le cui conseguenze purtroppo le paga la città, ostaggio di una politica personalistica, fatta per sé, per gli amici e per gli amici degli amici”.

Con “imbarazzanti” paradossi: “Di Pangrazio è forse l’unico sindaco in Italia che non ha detto cosa voterà al referendum della giustizia. Voterà Sì, oppure No? E questo perchè, da buon equilibrista quale è, non può andare contro la Lega, che è per il Sì, ma nemmeno contro il Pd, che è per il No, forse, chissà, voterà Nì…”

Si accalora ulteriormente Genovesi: “tutto questo deve finire, questa città deve tornare ad una serietà politica, dentro il perimetro della coerenza e della correttezza politica, basta con l’amichettismo, basta con una politica chiusa all’interno del palazzo di città dove solo pochi eletti possono entrare, e che dovrebbe essere accessibile a tutti gli avezzanesi, non solo agli amici di Gianni di Pangrazio. Per me la coerenza politica è tutto.  Non si può più assistere a continui cambi di casacca, solo perché magari il sindaco ti promette un assessorato!”

Genovesi passa dunque a parlare dei programmi, quelli “traditi” dal sindaco, e di quelli che  invece ha in animo di realizzare il centrodestra di Cesareo.

“Quella di Di Pangrazio è una politica vecchia, stantia, è il peggio della peggior politica della prima Repubblica. Oggi Avezzano ha bisogno di altro, deve tornare ad essere attrattiva, ha bisogno di una visione politica ad ampio raggio, che guardi anche ai diciottenni, ai giovani. Ha bisogno di sicurezza,  di lavoro, di migliori servizi”.

Per Genovesi, a proposito di attrattività economica,  “Avezzano è collocata in una posizione geografica strategica, abbiamo un nucleo industriale che negli anni novanta è stato fiorente, oggi invece è in preoccupante declino. E la responsabilità di tutto ciò è di Gianni Di Pangrazio, della sua fallimentare azione amministrativa”.

Ultima sarcastica stoccata prima di congedarsi: “abbiamo avuto un sindaco analogico quando oggi siano passati al digitale. Serve velocità nell’apertura della città, nelle risposte da dare ai cittadini. Ma Di Pangrazio è il vecchio, è rimasto ad accordi e accordicchi da prima Repubblica, ai suoi minestroni”. f.t.