L’AQUILA- L’Aquila torna a interrogarsi sul tema della comunicazione del rischio. L’occasione sarà un incontro pubblico con magistrati e cronisti intitolato “Tranquilli? Cultura della comunicazione del rischio dopo 17 anni dal terremoto dell’Aquila”, promosso dal giornalista aquilano Alberto Orsini.
L’iniziativa si svolgerà venerdì 27 marzo, alle ore 17.30, presso il Palazzetto dei Nobili, nel centro storico del capoluogo abruzzese, nel contesto di L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026. Affronterà un tema che ha assunto negli anni una crescente rilevanza nel dibattito scientifico, istituzionale e mediatico in tutta la nazione.
Sarà una riflessione sui cambiamenti nel modo di comunicare il rischio in Italia negli anni successivi al sisma aquilano, tra scienza, istituzioni, informazione e opinione pubblica. Dal processo alla Commissione Grandi Rischi, il dialogo si allargherà ad altri casi recenti che hanno segnato il rapporto tra rischio e comunicazione: dai terremoti del Centro Italia alla pandemia Covid-19, fino alle emergenze legate al dissesto idrogeologico a Niscemi.
Oltre ad Alberto Orsini, corrispondente Rai, autore del volume “Tranquilli – Il processo alla Commissione Grandi Rischi”, al dibattito parteciperanno i magistrati Marco Billi e Fabio Picuti, protagonisti di quelle udienze rispettivamente come giudice di primo grado e pubblico ministero, nonché i giornalisti Giustino Parisse (Il Centro) ed Eleonora Falci (Ilcapoluogo), quest’ultima moderatrice dell’incontro.
Il volume “Tranquilli – Il processo alla Commissione Grandi Rischi”, di Alberto Orsini (Edizioni Mondo Nuovo-AbruzzoWeb, 370 pagine, 18 euro) è una cronaca giornalistica completa del procedimento giudiziario aperto dalla procura della Repubblica aquilana contro la commissione organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009, in cui morirono 309 persone, con 1.500 feriti e 100 mila sfollati.
Gli scienziati della Cgr, in particolare, furono imputati di omicidio colposo e lesioni, e assolti in via definitiva nel 2016. Unica condanna definitiva ci fu per l’ex vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, a 2 anni di carcere. L’accusa ipotizzata dagli inquirenti era di aver rassicurato la popolazione e sottovalutato il rischio sismico nella riunione del 31 marzo 2009.
E proprio alla tranquillizzazione, smentita quasi del tutto dalle sentenze, ma percepita e ribadita da decine di cittadini, fa riferimento il titolo dell’opera, “Tranquilli”, abbinato a uno dei simboli metaforici più dolorosi del processo: il bicchiere di vino da poter bere, come ipotizzato da un giornalista in un’intervista prima della riunione, a cui De Bernardinis rispose positivamente, mettendo in atto proprio in quel momento, secondo tre gradi di giudizio, la rassicurazione.






