L’AQUILA – Da oggi i 150 lavoratori precari, del servizio di supporto tecnico e amministrativo della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, sono a casa, per ora in ferie forzate, ad un passo dal licenziamento. Ieri parte di loro, circa una cinquantina, hanno protestato davanti a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila e il sit-in prosegue anche oggi, anzi, “ad oltranza”, assicura più di un manifestante. Contro “l’immediata sospensione” della procedura di aggiudicazione della gara per il rinnovo del servizio, fino ad ora in capo, in proroga, al raggruppamento temporaneo di imprese Biblos, Az Solutions e Vigilantes Group, aggiudicatarie del vecchio bando, scaduto il 15 agosto scorso.
Intanto è in corso un summit dentro palazzo Silone tra il presidente Marco Marsilio, di Fdi, ieri sera tornato da Bruxelles, e i vertici della Asl e deL dipartimento Salute, per valutare una possibile proroga. In una situazione di grande tensione, tanto che, si apprende alcuni dei partecipanti, per evitare i manifestanti, sono entrati dal garage del Palazzo. Fortissima irritazione tra i manifestanti per l’assenza e il totale silenzio del sindaco Pierluigi Biondi, di Fdi, che pure è anche coordinatore del tavolo dei sindaci della Asl provinciale.
Gli effetti della controversa mancata proroga intanto già si fanno sentire: all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, in Radiologia hanno chiesto agli infermieri di restare dodici ore, Veterinaria è rimasta chiusa. Forti disagi anche in altri reparti per mancanza di personale fino ad ora indispensabile.
Decisivo, per il triste epilogo, l’atto firmato dal direttore del dipartimento Salute, Emanuela Grimaldi ed inviato alla Asl.
I sindacati e il centrosinistra promettono battaglia. Ieri davanti palazzo Silone con i lavoratori c’erano i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci, del Pd e Carla Mannetti, della Lega.
Silenzio di tomba da parte di tutti gli altri esponenti del centrodestra di Marsilio, a parte Mannetti, come detto, e una nota del capogruppo Massimo Verrecchia che ha annunciato un incontro oggi tra il presidente, il dipartimento Salute e la Asl. E ha spiegato: “non c’è alcuna relazione tra il piano di rientro della sanità, ed eventuali tagli, la questione riguarda esclusivamente un confronto tra il dipartimento salute della Regione Abruzzo e la Asl1 in merito alla procedura del rinnovo di un servizio di supporto amministrativo che interessa appunto 150 dipendenti che da anni prestano la loro attività a servizio del nostro sistema sanitario. Bisogna ora solo risolvere un problema non facilissimo per gestire la fase di transizione tra la scadenza del contratto attuale e la conclusione della procedura concorsuale individuando il corretto percorso amministrativo”.
Bordate rabbiose invece da Pietrucci: “Dove sono gli eletti che durante il Covid portavano le ferratelle e torte in corsia o di recente si facevano fotografare mentre portavano le colombe nei reparti? Dove sono quelli che usavano la retorica chiamando i dipendenti Asl “Angeli del Covid”? Dov’è il Sindaco dell’Aquila che convinceva gli aquilani che era giusto colorare di nero l’Abruzzo, il comune dell’Aquila e il governo nazionale, facendo candidare proprio la Meloni sul nostro territorio, e prometteva che sarebbe stato un vantaggio per tutti? Una vergogna infinita. Questa destra è una vergogna. È in atto un tentativo di demolizione della ASL 1 in previsione della scelta che dovrà fare la Regione Abruzzo dei DEA di secondo livello. Daremo battaglia in tutte le sedi senza sconti e la protesta che c’è stata sull’aumento delle tasse è soltanto l’inizio”.
Alza i toni, nel centrodestra, anche Mannetti della Lega: “Una proroga consentirebbe di affrontare la questione con la dovuta attenzione e serenità, evitando disservizi all’utenza e, soprattutto, gravi ricadute occupazionali. Chiedo pertanto al presidente della Regione Marco Marsilio e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì che venga convocato al più presto un tavolo di maggioranza. È fondamentale un confronto condiviso prima di assumere decisioni di tale rilevanza, che incidono profondamente sul tessuto sociale e lavorativo del nostro territorio”.
Attesa dunque per l’esito dell’incontro di oggi in Regione. Ma stando alle carte i margini sembrano stretti. Anzi, per i lavoratori del presidio, si tratta di una “patetica ammuina” per salvare la faccia, visto che si poteva intervenire molto prima.
Fortissime erano state però negli ultimi giorni le pressioni sul direttore generale, Ferdinando Romano, e sul direttore amministrativo, Stefano Di Rocco, a firmare una ulteriore proroga. Ma comprensibilmente non hanno voluto correre alcun rischio, tra cui quello di andare sotto processo alla Corte dei conti.
La richiesta del dipartimento è stata molto chiara e perentoria: si evidenzia che “l’affidamento qualificato come ‘appalto’ nella sostanza si configura come una ‘somministrazione di personale’, stante la presenza di elementi che sono propri della disciplina di quest’ultima”. E ancora: “tali possibili profili di criticità, unitamente alla rilevanza economica della procedura messa in atto, sono potenzialmente idonei ad arrecare grave danno al sistema sanitario regionale, già in uno stato di difficile equilibrio”.
Del resto Grimaldi, ligia al suo ruolo, non può far altro che dare seguito a quello che, ironia della sorte, è stato deciso dalla stessa parte politica, nella legge regionale approvata il 3 aprile, con le opposizioni che hanno disertato la seduta e occupato l’aula Spagnoli: in essa infatti non si dispone solo l’aumento dell’addizionale Irpef per i redditi sopra i 28.000 euro, ma anche, con un emendamento a firma dello stesso Marsilio, “la razionalizzazione della spesa del personale amministrativo”, inclusa quella destinata al rinnovo dei contratti di somministrazione” , “la razionalizzazione della spesa per le consulenze esterne”, oltre all’efficientamento dell’utilizzo dei farmaci, alla razionalizzazione dei processi di acquisto di beni e servizi. Motivo per il quale il dipartimento ha già intimato lo stop alle 10 assunzioni di amministrativi tramite scorrimento di vecchi bandi alla Asl di Pescara, e di un dirigente alla Asl di Teramo.
Il tutto per provare ad azzerare un deficit che nel 2024 si attesta alla cifra monstre di 113 milioni di euro, e che per il 2025 rischia di essere ancora più pesante, con una manovra lacrime e sangue che andrà presentata e documentata al centesimo al Tavolo di monitoraggio interministeriale, con la spada di Damocle del commissariamento. Anche i burocrati regionali, in fase di piano di rientro, in caso di omissioni e forzature normative rischiano del resto di essere “attenzionati” dalla Corte dei Conti.
Il dipartimento ha chiesto anche di trasmettere, entro e non oltre il 26 maggio, “una relazione dettagliata con tutti i chiarimenti che si riterrà di fornire, al fine di superare i profili problematici indicati”. Dunque non è detta l’ultima parola, se il direttore generale Ferdinando Romano e il suo staff saranno in grado di fugare ogni dubbio.
Il dipartimento chiede anche “di motivare la necessità di tali ‘unità di personale’ esterne, a fronte di un numero di unità di personale amministrativo dipendente che è nella media delle altre Aziende sanitarie locali”.
LA PROTESTA DI IERI
“Dopo anni di impegno costante tra settore amministrativo e tecnico, oggi ci troviamo davanti a un drammatico bivio: la proroga che avrebbe garantito la continuità lavorativa per altri quattro anni è stata bloccata, a causa dei tagli previsti a livello regionale”, hanno detto i lavoratori.
“Questa situazione ci lascia sgomenti. Il rischio concreto è una catastrofe occupazionale che colpirebbe decine di famiglie e che rappresenterebbe un ulteriore colpo all’economia del territorio aquilano, già fortemente provato. Non possiamo pensare che il futuro di questa terra sia affidato esclusivamente a supermercati, bed & breakfast e locali. La nostra comunità ha bisogno di lavoro stabile, servizi pubblici funzionanti e prospettive concrete per i giovani e per chi ha già dato tanto”.
“Siamo lavoratori e lavoratrici che hanno svolto con dedizione e sacrificio i propri compiti, spesso in condizioni difficili, al servizio della salute pubblica. Oggi chiediamo soltanto di poter continuare a farlo, nel rispetto della dignità di ciascuno e della funzione sociale che ogni giorno svolgiamo”.
“Facciamo appello alle istituzioni affinché non si giri lo sguardo altrove, ma si trovi una soluzione che possa scongiurare il licenziamento o il taglio delle ore, ed offrire continuità e sicurezza a chi ha costruito un’esperienza professionale importante e utile per la collettività. Non chiediamo privilegi, chiediamo solo di non essere dimenticati”.





