CHIETI – Con un’invasione stimata di 60 mila persone, Chieti ha rinnovato la suggestiva processione del Venerdì santo, la più antica d’Abruzzo, in una delle più significative espressioni religiose della Pasqua italiana.
Al calar del sole, verso le 19.30, la città si è raccolta nella piazza di San Giustino per celebrare la partenza della santa sfilata.
Sulle note dello struggente Miserere, intonato dal coro dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, la processione ha attraversato il centro storico sotto gli occhi commossi dei teatini, chinati al canto drammatico e ai simboli trasportati a spalla dagli incappucciati delle numerose congreghe cittadine.
La statua del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, insieme ai simboli tradizionali della passione di Cristo, ha sfilato lentamente sulle spalle dei confratelli e dei valletti, cullati da silenziose preghiere.
Insieme al silenzio religioso che ha raccolto le masse di fedeli, le voci e la musica dei 150 elementi del Coro del Miserere hanno disteso la città nella più intima riflessione della sofferenza divina.
Il coro, unito alla grande orchestra di circa 120 elementi tra violini e flauti, diretto dai direttori, i maestri Giuseppe Pezzulo e Loris Medoro, ha eseguito il sacro Miserere del musicista teatino Saverio Selecchy.
“È un momento importante per tutta la città – ha affermato ad AbruzzoWeb il direttore Medoro – un insieme di tradizione, spiritualità, sentimenti e passioni unisce tutta la popolazione. Tutti i teatini si riconoscono nel Venerdì Santo e nella processione, sentendo proprio questo evento ed essendo veramente orgogliosi di poter partecipare in qualsiasi modo”.
“Giusta simbiosi tra la tradizione, l’ esperienza degli anziani e l’entusiasmo dei giovani. Si può riassumere tutto nella frase che mi è stata detta da un anziano cantore in lacrime dopo un periodo di malattia – ha continuato – Sono contento di stare meglio e di vivere così posso cantare ancora una volta il Miserere. Basta osservare il viso e gli occhi pieni di lacrime di tante persone al passaggio della santa processione e nel momento dell’attacco del Miserere”.
Al termine della processione, che ha attraversato le strade più importanti di Chieti, la città si è ritrovata nella Cattedrale di San Giustino per sentire, nuovamente vicina, la sofferenza di Cristo come sofferenza umana.
I volti incappucciati dei confratelli, le mani tremanti sui violini, il canto struggente e i volti chinati alla preghiera, rappresentano il richiamo teatino di una tradizione che raccoglie la città in un momento di fede e commozione, che il tempo non dimentica.
Tra i presenti l’arcivescovo, monsignor Bruno Forte, il sindaco, Umberto Di Primio, e tutti i componenti dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, con a capo il governatore Giulio Obletter.
Percorso: da Piazza San Giustino, via Pollione, piazza Valignani, via de Lollis, piazza Matteotti, via Arniense, via dei Crociferi, via Vicoli, Largo Sant’Agata, via Galiani, via degli Agostiniani, via Toppi, corso Marrucino, via dei Domenicani, largo Barbella, via Vezio Marcello, piazza Templi Romani, via Ravizza, via Zecca, piazza Trento e Trieste, corso Marrucino, via Pollione, piazza San Giustino e rientro in cattedrale.






