L’AQUILA – Il tradizionale braccio di ferro dentro il centrodestra in Regione, per piazzare il dirigente giusto al posto giusto, in termini di competenze, ma anche di fedeltà e gradimento “politico”.
Oppure, non stravolgere la macchina burocratica regionale, con un giro di valzer, e non procedere con nuove immissioni di esterni, proprio nel bel mezzo della corsa contro il tempo per approvare entro il 30 giugno i rendiconti, ovvero la verifica e certificazione di entrate e uscite, crediti e debiti, per avere un quadro certo del bilancio regionale. Obiettivo che è stato centrato.
Sono queste le due ragioni, e l’una non esclude l’altra, per le quali i bandi regionali indetti il 20 maggio per coprire ben 31 posizione dirigenziali, riservate agli interni, e 25 posti riservati agli esterni, che però non hanno dato ancora seguito alle nomine.
E avverranno, ora che i rendiconti sono ok, da quanto si apprende, dopo le ripetute proroghe, a metà luglio, o secondo altre voci a fine luglio.
I due bandi sono solo uno dei passaggi della riforma della tecnostruttura varata con uno di primi atti della regione del centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia e firmata dal suo collega di partito l’assessore regionale al Bilancio e Personale, Guido Liris, che ha portato le posizioni dirigenziali da 96 a 81 a seguito di scelte di razionalizzazione che ha accorpato anche vari servizi, con un risparmio di 1,3 milioni rispetto al governo regionale precedente.
È chiaro che questa partita rientra nel “torneo” dello spoils system, dove legittimamente la maggioranza conta di piazzare le pedine giuste. Che dovranno dare le “gambe” amministrative all’azione di governo della regione, in uno dei periodi più difficili, a causa della crisi economica determinata dal coronavirus.
Accesa anche la partita per gli esterni, dove ad esempio circola con insistenza il nome di Fabrizio Giannangeli apprezzato dirigente del comune dell’Aquila che il centrodestra, in particolare l’assessore al personale Liris, ex vice sindaco dell’Aquila, lo vorrebbe a capo del servizio ragioneria finora guidato dall’esperto Carmine Cipollone che negli anni scorsi è stato sia pure per un breve periodo direttore del settore bilancio.
A tale proposito, con la ‘cura’ Liris sarebbero accorpati bilancio e ragioneria.
Dunque il motivo di tanta attesa è senz’altro quella della quadratura del cerchio politica. Mai facile.
Altra chiave di lettura è che la linea che è passata su spinta dei direttori, è lasciare intatto lo status quo fino all’approvazione del rendiconto 2019, avvenuto il 30 giugno con una delibera di giunta, salutata come uno straordinario risultato, finalmente centrato entro i termini di legge, dall’assessore Liris.
Ovvio, perché senza un quadro esatto e certificato dei debiti e crediti delle casse regionali, non si possono fare i bandi per finanziare le misure delle leggi Cura Abruzzo “uno” e “due”, approvate ad inizio aprile e fine maggio, a favore imprese, enti locali, famiglie e studenti duramente colpiti dalla crisi economica e sociale causata all’emergenza coronavirus.
Da qui a maggior ragione la decisione di non cambiare la squadra in campo, fino all’approvazione del rendiconto sollecitato a inizio giugno anche da un ultimatum al vetriolo di Marsilio ai direttori regionali.
Affidandosi ai titolari in carica, scaduti e prorogati poco importa, che però potevano meglio raccapezzarsi nella montagna di carte e conti economici da esaminare e verificare relative allo specifico ambito di attività, rispetto ad nuovo arrivato che preso possesso della scrivania e piazzato portapenne e foto dei propri cari, avrebbe dovuto ricominciare da capo, con un inevitabile rallentamento del processo.
Per gli esterni poi ci sarebbe una motivazione in più: era opportuno aspettare prudenzialmente l’approvazione del rendiconto, senza il quale la Regione non può sottoscrivere nuovi contratti. f.t.






