PESCARA – Un bel film e camino acceso: il connubio perfetto. A turbare la quiete di un tranquillo pomeriggio autunnale, però, arriva il suono del campanello. “Dolcetto o scherzetto?”.

Come può una streghetta bionda metterti così in difficoltà? In casa non ci sono dolcetti, al massimo qualche nocciola.

Cosa si fa? Accettare lo scherzetto  e rischiare di deludere la bambina, che aspetta  sulla porta con la sua scatoletta tra le mani?  Per fortuna dopo aver ispezionato tutta la casa, un cioccolatino salta fuori. Un “grazie”  tiratissimo è la risposta della piccola strega bionda, che se ne va sconsolata con il suo magro bottino.

Anche a Pescara l’altro ieri è stata la giornata di Halloween. In tutta la città è stato un tripudio di zucche, mostri, dolcetti e scherzetti. Nella notte sono uscite addirittura le streghe, non per compiere chissà quali riti sabbatici, sia chiaro, ma per scatenarsi nelle piste dei tanti locali che hanno organizzato serate a tema.

La goliardia, lo scherzo, il divertimento sfrenato. Sono questi gli ingredienti che fanno di Halloween una delle giornate più attese di tutto l’anno, nonostante si tratti di una festa proveniente da culture molto lontane dalla nostra.

Sono ingredienti nuovi per gli italiani, che non fanno parte, quantomeno non nel modo proposto da Halloween, della “ricetta” pescarese per celebrare le giornate a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

Da tradizione questi  dovrebbero essere i giorni della compostezza e della sobrietà, i giorni del ricordo e della commemorazione dei cari che non ci sono più.

Al massimo lo scherzetto, e che scherzetto, lo potrebbe rifilare il mare a quei pescatori non rispettosi dell’usanza di non andare a pesca nella notte tra il 1° e il 2 novembre. Nella rete, infatti, un’antica tradizione dice che al posto del pesce potrebbero ritrovarsi le ossa dei morti.

Immancabile in questi giorni la tradizionale visita al camposanto. Sono tanti i pescaresi che si recano nei due cimiteri della città, quello dei Colli e quello di San Silvestro, per commemorare i propri cari, rispettando un’usanza che si rinnova ogni anno anche se con modalità diverse dal passato.

L’antica tradizione vuole che nella notte e nel giorno dei morti le anime dei defunti tornino tra i vivi. Da qui l’usanza di accendere dei lumini nelle case e vicino le finestre la sera del 1° novembre.

La luce soffusa dei lumini alle finestre servirebbe a guidare i morti verso la loro antica dimora, la cui porta, in passato, veniva lasciata socchiusa. Ancora oggi nella notte è possibile scorgere dietro i vetri dei palazzi il tipico tremolio rosso dei lumini.

Per lo stesso motivo, nella giornata del 2 novembre, c’è l’usanza di andare al cimitero.

Oggi le visite sono piuttosto brevi, in passato, invece, tutta la famiglia si recava al camposanto e vi restava l’intera giornata. La casa era libera e si diceva che le anime dei morti potessero aggirarsi tranquille e indisturbate in quella che era stata la loro abitazione.

In molti lasciavano a loro disposizione bicchieri d’acqua e cibarie, di modo che i propri cari defunti potessero ristorarsi.

Una volta a casa, dopo un’intera giornata trascorsa fuori, la cena veniva anticipata e sulla tavola non mancavano “li casciol”, castagne bollite con alloro e vino rosso.