L’AQUILA – Furto nella Cattedrale dell’Aquila di San Massimo, l’edificio religioso più importante del capoluogo lasciato del tutto abbandonato a se stesso, con il tetto ancora sventrato dal sisma e da 6 anni mai coperto provvisoriamente e l’erba che cresce indisturbata sul pavimento.

Alcuni giorni fa ignoti sono penetrati nell’edificio dall’ingresso laterale di via Roio e, del tutto indisturbati, sono riusciti a portare via un armadio abbastanza ingombrante che si trovava nella sacrestia capitolare.

Secondo quanto si è appreso, si tratta di un furto singolare nel senso che i malviventi non hanno effettivamente predato quanto di più prezioso c’era da prendere dentro San Massimo, tra arredi sacri e materiali antichi e preziosi, ma si sono in qualche modo “accontentati”.

La motivazione potrebbe essere che arredi sì rari e costosi ma non inestimabili sono relativamente più facili da rivendere nel mercato nero delle opere d’arte e quindi il rischio dell’azione criminosa verrebbe più facilmente ricompensato.

Lo spiacevolissimo episodio è solo l’ennesimo campanello d’allarme della penosa situazione della Cattedrale, dopo il danneggiamento irrecuperabile dell’organo antico già denunciato da questo giornale.

Come scritto più volte, la ricostruzione di uno dei più grandi e prestigiosi aggregati del centro storico viaggia a due velocità, tra l’appalto pubblico, da 10 milioni di euro, e quello privato del confinante aggregato gestito dal Consorzio Sant’Emidio, che vale 35 milioni.

Quest’ultimo è stato aggiudicato all’associazione temporanea di imprese (Ati) composta da Sac Spa dell’imprenditore Emiliano Cerasi, Costruzioni Iannini Srl e Dp Restauri Srl, dopo il “bando della discordia”, lanciato sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore dal Consorzio in un clima di polemiche.

Ma, sempre da quanto appreso, a oggi il contratto non viene ancora firmato.

Il Consorzio Sant’Emidio, che nei mesi scorsi ha tentato invano di accaparrarsi gli interi 45 milioni di euro, intanto, ha presentato alla Soprintendenza il progetto complessivo delle “parti comuni”, comprensivo anche della facciata e della copertura della chiesa, in base al decreto 12 del giugno 2010 dell’allora commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, che disponeva le norme per la costituzione dei consorzi obbligatori.

Con tutta probabilità, tuttavia, il consorzio potrà intervenire con i lavori solo sulla metà dei muri perimetrali del Duomo, che confinano con la parte privata, lasciando di fatto un lavoro incompiuto sull’edificio sacro, che va aggiudicato con le regole degli appalti pubblici.