FAGNANO ALTO – Il neo eletto sindaco di Fagnano Alto, Francesco D’Amore, ha chiesto un incontro urgente al prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, e al presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna, per condividere con gli altri amministratori abruzzesi “le considerevoli difficoltà di ordine pubblico e logistiche che comporterebbe l’arrivo di troppi migranti in un piccolo borgo”, come si legge nella lettera.
L’iniziativa del primo cittadino è stata mossa dal fatto che, come sottolinea, nel Comune, che conta 460 abitanti divisi in dieci frazioni, sono in arrivo 50 migranti, in particolare nella frazione di Ripa.
Secondo D’Amore, l’emergenza migranti si ripercuote anche nei piccoli centri abruzzesi, dove si paventa l’arrivo di numerosi extracomunitari presi in gestione da associazioni di volontariato e ospitati in strutture ricettive presenti nei paesi.
“Con questi numeri sarebbe quantomai inopportuno parlare di integrazione – spiega il sindaco – Distibuire 5-10 immigrati in una frazione di 60 abitanti consentirebbe un impatto sostenibile, mentre concentrare numeri così alti in un piccolo paese senza servizi né attività commerciali, significa mettere a serio rischio ordine pubblico e serenità sociale”.
Al prefetto, D’Amore intende far presente che “l’inserimento di 50 extracomunitari in un paese così piccolo come Ripa stravolgerebbe le abitudini quotidiane della frazione, comportando diversi disagi per i residenti nonché per i migranti stessi. Il Comune di Fagnano conta 460 abitanti – continua D’Amore – divisi in dieci frazioni, ha una sola farmacia ed è privo di negozi, alimentari o bar”.
L’amministratore descrive la situazione facendo presente che “il servizio di sicurezza pubblica viene svolto fino alle 14 dai Carabinieri di Fontecchio e ogni emergenza successiva a quell’orario viene gestita dal comando di Sulmona. Dal punto di vista sanitario non c’è nessun centro medico fisso – prosegue – Anche i collegamenti pubblici sono rapportati alla mole degli abitanti, per cui alquanto saltuari”.
“Infine, ho ereditato una ricostruzione post-sisma in alto mare – conclude – e la popolazione vive ancora nei moduli abitativi provvisori. Un Comune come il nostro non è in grado di sopportare un concentramento così alto di migranti”.





