PESCARA – Costretta a vendere il suo corpo, a 22 anni, a suon di botte e minacce. Costretta ad abortire, in un bagno di un albergo, ingerendo dosi massicce di un farmaco gastroprotettore. La storia di una giovane rumena che ha avuto il coraggio di fuggire ai suoi aguzzini connazionali, e di farli arrestare, è il vero e spietato volto della prostituzione anche a Pescara.

Esercitata da nuove schiave, importate come una merce qualsiasi da organizzazioni criminali senza scrupoli, in particolare dalla Nigeria e da Paesi sahariani, dalla Romania e dall’Europa dell’Est. Prostitute anche italiane, sempre più numerose, che ogni sera soddisfano le voglie di migliaia di italianissimi e abruzzesissimi clienti lungo le strade e i parchi della riviera tra Francavilla, Pescara e Montesilvano.

In supermarket del sesso a cielo aperto, in via della bonifica a Pescara, dove i rapporti si consumano anche nei cortili delle abitazioni e davanti ai portoni di ingresso dei palazzi, nella pineta di Montesilvano e lungo la statale parallela al mare.

E ancora la zona industriale di Colonnella, dove a prostituirsi sono anche i trans sudamericani. Ma anche in centro a Pescara, nel tratto di corso Vittorio Emanuele vicino alla vecchia stazione ferroviaria, nella pineta Sud, dove, tra discariche abusive e degrado, la prostituzione condivide lo spazio con un attività di spaccio di droga, a cui è spesso collegata.

“La novità che riscontriamo in questi ultimissimi anni è che è in sensibile aumento la prostituzione delle donne italiane. Volendo fare una proporzione, le italiane sono oramai il 15 per cento rispetto al 55 delle rumene, anche di etnia rom, e il 30 delle nigeriane, insediate da decenni”.

A confermarlo ad AbruzzoWeb per questa terza tappa del viaggio nel fenomeno prostituzione in Abruzzo, è Antonello Salvatore, dell’associazione On the road, che, con la sua unità di strada, crea un collegamento con le prostitute, al fine di sottrarle dalle grinfie dei loro aguzzini e portarle via dal marciapiede. O anche, semplicemente, per offrire loro spazi di relazione e informazione sanitaria, a tutela di quelle giovanissime, o di analfabete che non parlano italiano e non sanno nulla sanno delle malattie che rischiano ogni notte di contrarre.

Anche perché la strada diventa spesso una jungla. Una giovane rumena l’estate scorsa è stata rapita, legata e costretta ad avere rapporti sessuali con due giovani del Chietino, poi arrestati, che le hanno anche sottratto 300 euro. A settembre 2014 altre due prostitute romene sono state sequestrate e violentate a Silvi Marina e alla periferia di Pescara.

“A far crescere la percentuale di prostituzione italiana – è ancora Salvatore a parlare – è ovviamente la crisi economica. Spesso sono ragazze provenienti da famiglie sottoproletarie, che vivono un forte disagio sociale. Molte giovani tossicodipendenti, la droga rappresenta una spinta fortissima, perché per procurati soldi non ci sono molte alternative, o rubi, o spacci o appunto vai sul marciapiede”.

“Poi ci sono donne anche di estrazione borghese – prosegue Salvatore – che oggi si prostituiscono perché hanno perso il lavoro, hanno bisogno di soldi per pagare l’affitto e le bolletta, perché hanno figli da mantenere, da mandare a scuola, e l’ex marito non paga loro gli alimenti”.

“Ma le prostitute di questa tipologia originarie di Pescara – rileva – vanno per esempio a Termoli, o ad Ancona, e quelle di Termoli vengono a Pescara, per evitare di incontrare persone conosciute e tenere segreta la loro attività”.

Il pendolarismo del sesso riguarda anche la prostituzione delle straniere, visto che, chi controlla il lucroso mercato, applica le normali regole del marketing, offrendo, cioè, sempre nuova “merce”, ai propri clienti, facendola ruotare da città a città.

A occuparsi del fenomeno anche l’Associazione Codici e il presidente Giovanni d’Andrea spiega a questo giornale che “la prostituzione a Pescara e Montesilvano è gestita da bande di albanesi, rumeni e nigeriani. Spesso a conduzione familiare”.

Organizzazioni molto efficienti, che si occupano sia del trasporto dal Paese di provenienza, sia della gestione in loco. Come a dire, una filera completa.

“Accanto alla prostituzione in strada – prosegue D’Andrea – c’è quella in appartamento, meno visibile, ma non per questo meno preoccupante, perché la violenza, lo sfruttamento si consuma dentro quattro mura, ed è più difficile contrastarlo, farla emergere”.

E nella prostituzione in abitazione è prevalente la presenza di donne cinesi e sudamericane.

Emblematica, a tal proposito, l’operazione del febbraio scorso della squadra Mobile di Pescara, in collaborazione con quelle di Venezia e Padova, che ha portato all’arresto di un clan cinese, composto da tre uomini e tre donne. Le prostitute, anche loro tutte cinesi e giovanissime, esercitavano in appartamenti di Pescara e Montesilvano.

Recluse tra quattro mure, senza parlare la lingua italiana, erano chiamate “operaie” dai membri dell’organizzazione. Business stimato in 90 mila euro al mese. I clienti venivano procurati con inserzioni sui giornali, e mediante un call center operativo a Venezia.

La prostituzione in strada crea ovviamente allarme sociale, disagio e proteste da parte dei residenti, costretti a vivere circondati dallo squallore e dal degrado.

La politica sia a Pescara e che a Montesilvano prova a dare risposte, per esempio con ordinanze che impongono il divieto per tutti i conducenti e occupanti di mezzi di trasporto di contrattare, concordare o anche solo di chiedere informazioni a persone dedite all’offerta di prestazioni sessuali.

Norme che vietano nei regolamenti condominiali l’esercizio della prostituzione negli appartamento. Si è arrivati anche a proporre l’obbligo per le prostitute di indossare pettorine come segno di identificazione.

Ma se la domanda resta forte, l’offerta, con buona pace dei sindaci, e quindi il fenomeno nel suo complesso, difficilmente potrà essere scalfito.

E i tantissimi clienti sono rispettabili cittadini abruzzesi, come anche chi fa affari d’oro affittando le seconde case al mare alle organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione.