L’AQUILA – Un ricorso da 150 mila euro al giudice del lavoro contro il Comune dell’Aquila per avere “deciso e attuato un annientamento lavorativo” del dirigente Mario Di Gregorio, in pochi anni passato da una messe di ruoli chiave nell’ente pubblico aquilano a pochi incarichi di serie B in un ufficio non strategico.

A proporlo, per conto dello stesso ingegnere, è l’avvocato Isabella Di Benedetto che in 20 pagine racconta per filo e per segno la situazione di Di Gregorio, senza risparmiare bordate all’amministrazione in generale e al sindaco, Massimo Cialente, in particolare, e chiede la revoca dell’atto con cui quest’ultimo ha disposto la cessazione degli incarichi dirigenziali.

Il legale sottolinea lo “stato di profonda prostrazione psicofisica culminato in un disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso misti, cronico, di entità medio grave” che risulta “invalidante in modo permanente nella misura del 18%” e chiede il rimborso del danno biologico e del danno professionale.

In premessa si ricorda come dopo il terremoto del 6 aprile 2009 Di Gregorio abbia ricevuto “una serie ininterrotta di incarichi dirigenziali a contratto”: servizio Emergenza e ricostruzione, interim della Cultura e sport e del servizio Amministrativo, designato dal Comune presso i Consigli di amministrazione delle società partecipate Gran Sasso Acqua e Centro turistico del Gran Sasso.

Nel gennaio 2011 la prima disavventura giudiziaria, un’indagine nei suoi confronti con avviso di garanzia relativamente all’abbattimento della casa di proprietà della madre. E in quel caso, fa notare la legale, nonostante la “notevole e ripetuta pubblicità sulla stampa locale” l’indagine “non interferiva con l’incarico dirigenziale assegnato e con i suoi rinnovi”, una “posizione giustamente garantista”.

Ma tutto è cambiato dopo l’8 gennaio 2014, quando la procura della Repubblica ha incluso Di Gregorio tra gli 8 indagati dell’indagine “Do ut des” su presunte tangenti nell’affidamento diretto dei lavori di puntellamento post-sisma degli edifici pericolanti.

A differenza di 3 anni prima, in questo caso, secondo la legale “con il chiaro intento di offrire un (incolpevole) capro espiatorio ai media”, Cialente ha emanato “un singolare atto di indirizzo 1715/14 con cui, ‘in considerazione del clamor fori (la risonanza pubblica, ndr) connesso alle notizie giornalistiche’” ha disposto “di non prorogare l’incarico di funzioni dirigenziali per il settore Ricostruzione pubblica e Patrimonio” a Di Gregorio.

Per l’avvocato, un “atto marcatamente illegittimo, giacché non si poteva disporre la ‘non proroga’ di un contratto che si era già prorogato il precedente 1° gennaio 2014 insieme peraltro a tutti i contratti emergenziali”.

E la motivazione della risonanza mediatica avuta dalle indagini, che ha effettivamente causato una crisi profondissima nell’amministrazioni con le dimissioni da sindaco di Cialente, poi ritirate, non regge perché, fa notare l’avvocato, “il clamor fori si era accompagnato maggiormente alla precedente inchiesta del 2011 a carico del ricorrente, senza impedirne i successivi rinnovi e anzi ampliamenti dell’incarico dirigenziale”.

Ecco perché Di Gregorio, assegnato dopo quell’impaccio al settore Ambiente, “demansionato e pesantemente mobbizzato” secondo il legale senza “mai assegnate concrete funzioni d’ufficio, in ossequio a specifiche ‘istruzioni verbali’ impartite dal sindaco alla dirigente”.

L’emarginazione “si compiva definitivamente nel maggio 2014, quando il Comune, valutando negativamente il curriculum dello stesso ricorrente, assegnava l’incarico dirigenziale a contratto rimasto vacante a seguito della revoca all’architetto Enrica De Paulis, esterno all’ente”.

Ulteriore critica è che “lo stesso ‘clamor fori’ aveva accompagnato numerose inchieste giudiziarie che avevano coinvolto dal 2009 altri dirigenti comunali anche a contratto ma non aveva mai determinato l’assunzione di alcun provvedimento” mentre “presso il Comune dell’Aquila dal 1985 al 2014 è stato revocato il contratto dirigenziale del solo ingegner Mario Di Gregorio e solo nel caso di questo nel 2014 è stato emesso un atto di indirizzo del sindaco per disporre la non proroga di un contratto”.

“Il totale e improvviso annichilimento del ricorrente, l’adozione nei suoi confronti di strumentali misure draconiane mai attuate nella prassi dell’ente avallano anche all’esterno la suggestione che Di Gregorio, fino all’8 gennaio 2014 investito da importanti responsabilità comunali, sia in qualche modo autore di fatti gravi e penalmente rilevanti, tali da rendere necessario il suo allontanamento da ogni procedimento amministrativo”.