L’AQUILA – Non c’è intesa, almeno per il momento, nella transazione tra il Comune dell’Aquila e la concessionaria della metropolitana di superficie, la tramvia leggera da circa 30 milioni di euro varata oltre 15 anni fa e mai portata a compimento.
La fumata non è nera ma “grigia” perché, dopo la lunga riunione andata in scena martedì scorso, le parti hanno deciso di riflettere, dandosi altri sette giorni di tempo.
Per lungo tempo auspicato dall’impresa Cgrt, l’accordo è stato caldeggiato dal Comune, come spiegato più volte dal sindaco, Massimo Cialente, che vuole evitare il rischio di vedersi condannare a un maxi risarcimento da parte del Tribunale amministrativo regionale e, quindi, di finire in dissesto finanziario.
In tal senso, il 25 febbraio prossimo è in programma l’udienza per discutere il ricorso Cgrt che, con una richiesta di danni di 28 milioni di euro, ha impugnato la decisione di annullare la commessa da parte della Giunta comunale, avvenuta nel gennaio 2009 in seguito a un verdetto della Corte di giustizia europea.
Tra le parti ballano circa 1,5 milioni di euro: secondo quanto si è appreso, l’ente ha messo sul tavolo 6 milioni, la Cgrt non scende sotto circa 7,5.
Dopo una lunga gestazione e ben due perizie per valutare la somma da offrire per risarcire i costi sostenuti dal costruttore, l’amministrazione comunale ha partorito la proposta di transazione e l’ha presentata nell’incontro di martedì scorso.
Al tavolo hanno partecipato il vice sindaco del capoluogo, Nicola Trifuoggi, l’attuale responsabile unico del procedimento, Carlo Cafaggi, l’avvocato del Comune, Domenico De Nardis, da una parte; dall’altra, l’imprenditore Eliseo Iannini e il suo legale Massimo Manieri.
Di fronte all’offerta del Comune di 6 milioni, la Cgrt ha detto di no; a quel punto si è ipotizzato l’aumento di altri 500 mila euro, la cui sostenibilità, però, deve essere ancora valutata, sia nel merito, sia politicamente.
Comunque, se le parti troveranno l’intesa, dovrà essere approvata, oltre che in un summit di maggioranza, in commissione consiliare Bilancio, presieduta dal consigliere Giustino Masciocco, avversatore della transazione, e poi in Consiglio comunale, trattandosi di un debito fuori bilancio.
Qualora la trattativa non andasse in porto, sul Comune penderebbe la spada di Damocle del pericolo dissesto fino a quando, si dice possa volerci circa un anno, il Tar non emetterà il suo verdetto.
L’esito è legato alla somma che stabilirà l’esperto che nomineranno i giudici contabili nell’udienza del prossimo 25 febbraio, il quale sarà chiamato a valutare i danni richiesti dalla Cgrt.
Comunque sia l’epilogo sarà destinato a causare ancora nuove polemiche dopo che dubbi e scontri si trascinano fin dal progetto dell’opera. (b.s.)






