PESCARA – C’è il colpo di arma da fuoco alla testa all’origine del decesso di Carlo Pavone, l’ingegnere di Montesilvano (Pescara) raggiunto in strada da un proiettile alla tempia ad ottobre del 2013 e morto lo scorso 16 novembre dopo oltre un anno di coma.
È quanto emerso dall’autopsia eseguita nel pomeriggio dal medico legale Vincenzo Fineschi e dal neurologo Massimo Sottini, entrambi dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma, su incarico del gip Maria Michela Di Fine.
L’esame autoptico, durato circa quattro ore, era stato disposto su richiesta del pm Anna Rita Mantini.
Nel corso dell’autopsia i due medici avrebbero anche rilevato gli esiti dell’intervento chirurgico a cui, nei mesi scorsi, era stato sottoposto l’ingegnere. Dalle prime informazioni trapelate, non vi sarebbe alcun dubbio sul fatto che la morte sia dovuta al colpo di arma da fuoco. I periti hanno 60 giorni di tempo per trasmettere la perizia al tribunale.
L’udienza per l’esame della perizia è stata fissata al 12 febbraio. Nei quesiti si chiede ai due medici di accertare “cause e mezzi” del decesso di Pavone e di individuare un eventuale nesso di casualità tra la morte dell’ingegnere e la condotta di Vincenzo Gagliardi, l’uomo finito in carcere perché accusato di aver sparato.
L’ingegnere, ferito alla testa la sera del 30 ottobre 2013, è morto dopo oltre un anno di coma. Dopo le incessanti indagini dei Carabinieri andate avanti per mesi, lo scorso 28 maggio è stato arrestato Vincenzo Gagliardi, amante della moglie di Pavone.
Nei suoi confronti gli inquirenti hanno ricostruito un quadro accusatorio “grave e preciso”.





