SULMONA – L’Abruzzo conferma il suo secco no alla centrale di compressione a spinta, che la Snam vorrebbe realizzare in zona Case Pente a Sulmona, in provincia del’Aquila, snodo del metanodotto Brindisi- Foligno, che dovrebbe attraversare il territorio abruzzese per 103 chilometri, sul territorio dell’aquilano.
Un no messo nero su bianco in sede di conferenza dei servizi che si è svolta ieri a Roma, dall’assessore regionale Mario Mazzocca, dalla Provincia del’Aquila, dal Comune di Sulmona e dalla Comunità montana Peligna. Dall’altra parte del tavolo, a prenderne atto, c’erano i appresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico, dei Beni culturali e dell’Ambiente, e della società Snam.
Motivi dell’opposizione “l’assenza di una procedura di Valutazione ambientale strategica e di una Valutazione di impatto ambientale unica, una nuova disciplina regionale; valutazioni superficiale in merito ad un progetto alternativo.
“Crediamo che le opere rispondenti a una finalità unitaria – entra nel merito Mazzocca – come i cinque tratti dell’unico gasdotto “Rete Adriatica” e che vengano realizzate in tempi e procedure diversi, assurgono in realtà al livello di programmi o piani, ragion per cui l’opera andrebbe assoggettata nel suo complesso a una preventiva procedura di. L’opera , dato il suo carattere di decisa unitarietà, va sottoposta ad una procedura di Valutazione di impatto ambientale unica e non a cinque procedure separate, come è avvenuto. Si tratta di un modus operandi confermato anche dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, in base alla quale non risulta accettabile che un progetto complesso venga artificialmente ed arbitrariamente suddiviso in varie parti”.
La Regione chiede poi che sia valutato seriamente un’ipotesi di tracciato alternativo, che eviti di attraversare l’Abruzzo interno e la realizzazione della centrale, in un’area sostengono i comitati cittadini, in un territorio dall’elevata sismicità, all’ingresso del Parco Nazionale della Majella, a poche centinaia di metri dalle abitazioni civili. Una centrale inquinante che emetterà in atmosfera considerevoli quantitativi di ossido di azoto, monossido di carbonio, e polveri sottili, in una valle chiusa dalle montagne, con grande danno oltre che per la salute, anche per il turismo e l’agricoltura di qualità.
“Finora – sottolinea l’assessore – sono state fatte valutazioni superficiali in merito alle possibili alternative al progetto presentato dalla Snam. Il tracciato del gasdotto non sembra aver incontrato ostacoli fino a Biccari, in provincia di Foggia. Successivamente, la scelta del corridoio è stata condizionata dall’impossibilità di trovare una via percorribile, che da Biccari si spingesse in prossimità della fascia costiera, risalendo verso nord, in direzione di Pescara, per ‘criticità geologiche’. Criticità, individuate per lo più nel tratto Biccari-San Salvo, che non sembrano trovare rispondenza alcuna con la realtà. Infatti – continua Mazzocca – la Rete Nazionale Gasdotti include previsioni relative a gasdotti di altra società lungo proprio quel percorso che la Snam non ha evidentemente considerato all’epoca della progettazione del suo gasdotto.
Il mancato approfondimento di una possibile e reale alternativa di un percorso in prossimità della fascia interna della linea di costa (dorsale adriatica) ha evidentemente influenzato anche il comportamento della Commissione Via che si è limitata a prendere in esame esclusivamente il tracciato proposto sulla dorsale appenninica, vale a dire proprio la soluzione che presenta le più elevate criticità sul piano ambientale, idrogeologico e, soprattutto, sismico”.





