L’AQUILA – Arriverà lunedì 10 novembre, nel tardo pomeriggio o in serata, la sentenza d’Appello del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannato in primo grado nella sua composizione del 31 marzo 2009 per aver falsamente rassicurato i cittadini aquilani e sottovalutato il rischio sismico a 5 giorni da quella che sarebbe stata la scossa distruttiva del 6 aprile, causando la morte di una trentina di loro.

Con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose nel 2012 7 esperti sono stati condannati ciascuno a 6 anni di reclusione dal giudice monocratico del capoluogo Marco Billi.

A dettare il calendario al termine dell’udienza di oggi, la quinta del processo di secondo grado, è stata la presidente del Collegio giudicante, Fabrizia Francabandera.

Nella prossima udienza saranno in programma ulteriori due repliche delle difese e poi il collegio si riunirà in camerta di Consiglio.

In apertura per lunedì ci sono gli interventi dell’avvocato Filippo Dinacci, difensore dell’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis, e dell’avvocato Franco Coppi, difensore dell’esperto in rischio sismico Giulio Selvaggi.

“La Camera di Consiglio sarà lunga e complessa – ha spiegato in aula – Vorremmo entrarvi non stanchi”, auspicando il fatto che si vorrebbe far coincidere l’inizio della camera con la mattinata del 10 e, quindi, controrepliche estremamente brevi.

Nell’udienza di oggi ha parlato l’ultimo avvocato difensore, Vincenzo Musco (per Gian Michele Calvi), quindi l’avvocato generale Romolo Como, che sostiene l’accusa, ha pronunciato la sua replica, dando il via al giro delle controrepliche, cominciato dalle parti civili con l’avvocato Attilio Cecchini.

Quindi gli interventi dei primi avvocati delle difese, alle quali, come vuole la legge, spetta l’ultima parola prima della sentenza dei giudici.

Alcuni familiari delle vittime presenti in aula hanno rimarcato il fatto che la sentenza fosse attesa per oggi.

COMO-BIS: “LA PROVA TESTIMONIALE ESISTE”

“La prova testimoniale va valutata, esiste e non è campata in aria”.

Così il procuratore generale, Romolo Como, nella sua replica al termine delle arringhe difensive.

“Sono state rese testimonianze dirette perché i parenti vivevano accanto alle vittime – ha continuato il pg – Quindi non hanno riferito parole per sentito dire né il de relato”.

“PAROLE INACCETTABILI SULLA SENTENZA DI BILLI”

Como ha bacchettato le difese degli imputati: “Penso un po’ all’antica, ma certi termini che ho sentito sulla sentenza sono inaccettabili: ‘sentenza raccapricciante, squinternata, non potrebbe leggere giudizio di legittimità in Cassazione’. Ci sono state critiche esterne, convegni, anche da parte di colleghi, ma devono rimanere fuori dal processo in corso. Si è arrivati a definire criminale il comportamento di qualche giornalista che, più o meno correttamente, faceva il suo lavoro, ma sembra quasi sia loro la colpa delle morti delle persone”.

Nel sottolineare che “se la sentenza di primo grado ha una colpa è stata quella di voler analizzare troppo a fondo alcuni profili giuridici”, Como ha spiegato che “mi hanno rimproverato di aver detto che si trattava di quattro amici al bar. Ma se lo avessi detto avrei dovuto chiedere l’assoluzione – ha continuato – Non lo erano, erano la commissione Grandi rischi e siamo qui per questo motivo. Dello scarico di energia si è parlato in presenza di tutti”.

Secondo il Pg, c’è stato “un atteggiamento di superficialità di fronte alla conoscenza del rischio sismico che invece tutti riconoscono”.

DIFESA CALVI: “VOLETE CONDANNARE UN FUTURO NOBEL?”

“Il professor Calvi è un luminare che probabilmente tra 5-6 anni avrà un premio Nobel”: così Vincenzo Musco, difensore del professore Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre, responsabile del progetto Case, tra gli imputati del processo d’appello ai componenti della Commissione Grandi Rischi all’epoca del terremoto dell’Aquila, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose.

“Durante la riunione della commissione Grandi rischi, Calvi – ha continuato Musco – ha sottolineato che lui era un tecnico e le decisioni spettavano ad altri. E poi lui non ha partecipato ad alcuna conferenza stampa, sedendosi in disparte. Ma veramente potete condannare Calvi per aver espresso un giudizio scientifico?”.

“Ha dato un giudizio scientifico e gli date 6 anni di reclusione per aver cagionato la morte delle persone?”, ha aggiunto l’avvocato Musco. “Qual è la regola cautelare che ha infranto? Io non sono riuscito a trovarla. Si tratta di una rottura del concetto di colpa come lo abbiamo costruito noi giuristi italiani in 200 anni”. Quindi, da parte del difensore, una critica al giudice di primo grado, Marco Billi.

“Noi non possiamo creare norme ma il giudice monocratico dell’Aquila lo ha fatto a partire da un dato aleatorio e del tutto generico – ha concluso Musco -: ha creato la norma del rischio. Siamo di fronte a un giudizio di colpa senza colpa”.

Per Calvi, il legale ha chiesto il “proscioglimento per non aver commesso il fatto”.

Quella di Musco è stata l’ultima arringa difensiva perché l’altro intervento previsto, quello di Alfredo Biondi, che assiste l’allora ordinario di fisica dell’università di Genova, Claudio Eva, è saltato come comunicato dal legale attraverso una lettera.

LE PARTI CIVILI

CECCHINI: “LA CGR HA DISARMATO LE PERSONE”

“L’atteggiamento errato, azzardato e temerario della commissione grandi rischi ha disarmato la gente. Dovete essere consapevoli di questo”.

Cosi l’avvocato di parte civile Attilio Cecchini, 89 anni, nella replica nel corso dell’udienza di oggi.

“La competenza degli esperti non era quella di prevedere terremoti, ma di avvisare sul livello di gravità dello sciame che era in atto da mesi – ha spiegato Cecchini – Alla commissione si rimproverano cose semplici: omisero di prevedere la gravità, si sarebbe dovuto dire che quanto accaduto il 30 marzo con la scossa di 4° grado poteva succedere ancora. E tutti erano d’accordo con la conclusione dei lavori della commissione Grandi rischi”.

DI ROCCO: “NON CI SONO MORTI PER CASO”

L’avvocato di parte civile Maria Teresa Di Rocco ha citato una dichiarazione dell’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel corso della testimonianza di primo grado.

“Ha detto che è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che può essere evitato – ha ricordato la Di Rocco che ha sottolineato il fatto di essere “la voce di cinque bambini, uno di 3 anni, che avevano diritto a vivere”.

“Quindi non ci sono morti per caso. In questo processo si confonde la prevedibilità dell’evento con l’analisi del rischio”, ha aggiunto.

A suo dire, “c’è stata un’azione sbagliata che parte a monte e con lo sbaglio che porta all’estrema conseguenza. Questi signori avevano il dovere e la consapevolezza di quello che dovevano fare e il concetto di rischio sismico lo indica il legislatore, non è inventato come dicono le difese”, ha concluso in riferimento alle parole polemiche dell’avvocato Musco.

LE REPLICHE

MELANDRI: “NON GIOCHIAMO CON I MORTI”, SCOPPIA LA POLEMICA

“Non giochiamo con le parole e con i vostri morti”.

È uno dei passaggi più duri della replica dell’avvocato Marcello Melandri, difensore dell’ex presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, nel corso dell’udienza del processo di Appello alla commissione Grandi rischi.

La veemenza verbale del legale diretta contro alcuni avvocati di parte civile ha scatenato la reazione furente, ancorché composta, dei familiari delle vittime del sisma del 6 aprile 2009 e dei loro legali.

Tra quelli che hanno reagito Vincenzo Vittorini e Maurizio Cora, che hanno subìto gravissimi lutti nella tragedia, si sono alzati e sono usciti dall’aula, come pure gli avvocati delle parti civili Attilio Cecchini, che aveva controreplicato poco prima di Melandri, e Wania Della Vigna.

Bocche cucite al termine e tanta voglia di lasciarsi velocemente alle spalle l’incidente di percorso, anche se alcuni hanno definito “odiosa” la dichiarazione di Melandri denunciando come si sia “andati oltre le normali dinamiche processuali, esagerando”.

“La Cgr non fa comunicati, ma delibere, solo la Protezione civile può farlo, agli scienziati è vietato. E in quell’occasione non è stato fatto – ha rimarcato Melandri nel resto dell’intervento – Oltretutto il mio assistito non sapeva della conferenza stampa, non vi ha partecipato e non solo non ha dato rassicurazioni a nessuno, ma ha detto che non si poteva escludere una scossa forte”.

Secondo Melandri, in riferimento alla telefonata dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, all’allora assessore regionale al ramo Daniela Stati, nella quale parlava della necessità di un’azione mediatica rassicurante “per mettere a tacere un ciarlatano”, ovvero il tecnico Gianpaolo Giuliani, che stava creando allarmi nella popolazione, “Bertolaso stava dando un ordine che non è stato eseguito”.

Francesco Petrelli, difensore di Franco Barberi, allora vice presidente della commissione, ha spiegato che “bisogna far rientrare in un processo ciò che avviene, non ciò che si sarebbe percepito: non c’è spazio per i principi sociali e l’accusa non si basa su una ricostruzione fattuale”.

Secondo Petrelli, “il sindaco Cialente che manifesta la sua preoccupazione a Bertolaso e al governo chiedendo il 2 aprile lo stato di calamità, non avrebbe fatto questo se fosse stato rassicurato: manca quindi la condotta colposa”, ha concluso. (alb.or.)