L’AQUILA – È ancora scontro sulla centrale a biomasse che dovrebbe vedere la luce nella zona Est dell’Aquila, appoggiata e poi contrastata dal Comune dell’Aquila, oggetto di ricorsi amministrativi da parte di associazioni che si schierano decisamente contro e con l’azienda, la Futuris Aquilana, che minaccia di portare a termine l’impianto o chiedere danni, dicendosi forte di tutte le autorizzazioni.

Come riportato dai comitati, nei giorni scorsi si è svolta un’udienza dai contenuti interlocutori presso il tribunale amministrativo regionale del capoluogo: è andato in scena il “solito” scontro tra le parti, fondato per lo più sui problemi procedurali sollevati dal Tar nelle scorse udienze mentre, come denunciato da Antonio Perrotti del comitato “No biomasse”, “sono rimaste inevase le questioni di fondo”.

“Indisponibilità di biomasse, sperpero dell’80% del calore prodotto, contrasto con il Piano stralcio di difesa dalle alluvioni (Psda) e impatto sulle aree a tutela limitrofe – elenca – Nessun cenno neanche alle omissioni del Genio civile regionale e sul rischio incidente, sulla valutazione di impatto ambientale e sulla compatibilità con il Piano regionale paesistico”.

Il ricorso era stato presentato dal comitato civico la Terra dei figli della frazione aquilana di Monticchio, dall’associazione pro loco della frazione di Onna e da privati cittadini.

Sull’impianto, al momento, vige l’incertezza più totale, anche perché la Regione Abruzzo poco prima delle elezioni ha cancellato una moratoria sull’energia che bloccava anche per 6 mesi la realizzazione di qualsiasi centrale a biomasse superiore a un megawatt di potenza, come appunto quella aquilana.

A difendere le associazioni, l’avvocato aquilano Francesco Camerini, che in sintesi ha ribadito i motivi di illegittimità legati a vizi formali della procedura in merito alle date di registrazione di atti di acquisto del terreno di edificazione della struttura, di comunicazione di inizio dei lavori, della voltura di autorizzazione tra le due società coinvolte, Ma&D e Futuris, fuori dal tempo massimo secondo i termini previsti dall’autorizzazione rilasciata dalla Regione.

Dal punto di vista sostanziale, anche alla luce delle recenti tragedie che stanno avvenendo in tutta Italia, il legale ha anche stigmatizzato come il progetto della centrale preveda, tra l’altro, “la costruzione di un piano seminterrato di stoccaggio materiale in zona alluvionale ad alto rischio idrogeologico che, in caso di esondazione nell’area, come già avvenuto qualche anno fa, causerebbe una bomba idrogeologica che coinvolgerebbe il territorio fino a Pescara”.

Inquietante, secondo l’avvocato, anche come non vi siano state verifiche da parte della Regione Abruzzo sul piano di approvvigionamento, variato rispetto a quello iniziale , e indefinito. Quindi non si sa nemmeno cosa di preciso si andrebbe a bruciare.

Dopo aver ribadito l’intenzione di procedere in ogni caso alla costruzione dell’impianto, ritardata finora a causa delle lungaggini del procedimento legale avviato dalle associazioni e, per prudenza, in attesa del pronunciamento del Tar, dopo anni di richieste inevase e di rinvii, la controparte ha presentato la documentazione necessaria in merito alle varie autorizzazioni mancanti , accusando la Regione di produzione tardiva dei documenti che, perciò, non sono stati depositati per tempo, e ne ha chiesto l’acquisizione.

Camerini ha ribattuto facendo notare che, “come evidente, non è stato a causa delle associazioni che si sta andando per le lunghe” e ha fatto notare come “dall’intersezione dei vari periodi utili per la legittimità delle autorizzazioni prodotte, si sia comunque al di fuori di tempi che ne garantiscano la validità”.

Su questi aspetti procedurali spetterà ai giudici amministrativi dipanare la matassa, anche se non è stata fissata una data precisa per arrivare al verdetto.