L’AQUILA – Blitz del corpo forestale dello Stato stamani nella sede del Comune dell’Aquila per acquisire ulteriore documentazione sul progetto C.a.s.e. nell’ambito dell’inchiesta della procura della Rrepubblica scattata dopo il crollo del balcone in legno a Cese di Preturo per “difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente”.

Intanto non si escludono altri sequestri e sgomberi di palazzine pericolanti e simili a quella al centro dello scandalo, ritenuta in questo senso un “modello”.

Il blitz in Comune dimostra che le indagini sono ancora in corso: le carte prelevate all’amministrazione. comunale, coinvolto nella vicenda perché proprietario del progetto C.a.s.e., dopo il passaggio dalla Protezione civile nazionale, vengono ritenute un ulteriore tassello per chiarire le cause di un crollo che ha già portato all’apposizione di 800 sigilli in balconi in legno di 494 alloggi e al sequestro di una palazzina, sgombrata, in 5 delle 19 new town del mega insediamento voluto dall’allora premier Berlusconi subito dopo il sisma, costato 1 miliardo di euro, costituito da circa 4.500 appartamenti che hanno dato un tetto a oltre 16 mila aquilani rimasti senza casa.

A tale proposito lunedì in procura è in programma un nuovo summit tra il procuratore, Fausto Cardella, il pm titolare dell’inchiesta Roberta D’Avolio, il comandante provinciale del Csf Nevio savini e del capo del nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) Antonio Renato Rampini, che sta conducendo le indagini.

Lunedì ci sarà la prima fotografia e quindi si potrebbe essere l’iscrizione nel registro degli indagati delle persone coinvolte, secondo quanto si è appreso, una quarantina.

Fino a oggi il fascicolo, con le ipotesi di reato a vario titolo di crollo colposo, frode nelle pubbliche forniture e omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina, è contro ignoti.

Nel mirino tutti coloro che hanno avuto ruoli nella filiera complessiva del progetto Case: sotto accusa potrebbero finire funzionari della Protezione civile, stazione appaltante dell’opera pubblica, del Comune dell’Aquila, la commissione di collaudo, tecnici che hanno redatto le certificazioni dei materiali, e i rappresentanti delle ditte che hanno realizzato le cinque new town e di quella fornitrice del legno.

IN ARRIVO ALTRI SEQUESTRI

L’inchiesta del crollo di un balcone in legno potrebbe allargarsi anche allo stato delle palazzine, tutte costruite con le stesse modalità, dei cinque dei 19 insediamenti.

Il sequestro della palazzina dove c’è stato il crollo del balcone in legno, è stato disposto dal gip del tribunale dell’Aquila perché la struttura è più deteriorata delle altre: per investigatori e inquirenti è “un modello” per capire il processo di danneggiamento che poi sarà utile per avere contezza dello stato strutturale delle altre.

Come accaduto dopo il crollo del balcone a Cese di Preturo per difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente.

Non a caso, il sequestro effettuato dalla forestale è probatorio e mira a preservare la incolumità delle 22 famiglie, quasi tutte già trasferire in alloggi vuoti, e a conservare la prova.

Secondo quanto si è appreso, oltre a molte crepe sui muri, in alcuni appartamenti ci sono problemi anche ai solai.

In uno di questi, lo stesso si è abbassato di 2 centimetri e mezzo.

A questo punto, non è difficile ipotizzare che controlli strutturali si estendano alle altre palazzine e che quelle pericolose vengano sgomberate.