L’AQUILA – Abruzzo Engineering gioca… in casa.

Si trovano infatti in affitto in un alloggio di proprietà di Anna Grazia D’Ascanio, moglie del presidente del collegio dei liquidatori in attesa di rinnovo, l’avvocato aquilano Francesco Carli, gli uffici della società mista pubblico-privata attualmente in liquidazione con 185 dipendenti.

Ae è impegnata in varie commesse pubbliche, tra cui le pratiche della ricostruzione post-sisma dell’Aquila.

A confermare ad AbruzzoWeb la notizia è lo stesso Carli che, però, non vuole sentir parlare di “malizia” nell’affrontare la vicenda della sede provvisoria di via Vittorio Veneto al civico 2, a un passo dal teatro comunale terremotato.

“La sede non l’ha affittata mia moglie, ma un’agenzia, e a seguito di una selezione fatta regolarmente con un bando – precisa l’avvocato, che è stato a lungo anche presidente e amministratore delegato di Ae – Insomma, è una coincidenza, perché l’immobile era stato affidato all’agenzia, e il bando e i criteri seguiti per affittare la sede, peraltro, non sono stati fissati da me, ma dagli uffici della società”.

Sarà una coincidenza, ma la sede dell’azienda che si gestisce posizionata in affitto a casa del proprio coniuge, suona singolare e non è passata inosservata, creando polemiche dentro e fuori la società. Carli, dalla sua, rivendica “la enorme trasparenza” nella vicenda, “anche sottoponendo la questione all’assemblea dei soci prima di procedere all’affitto”.

Nel frattempo è slittata ancora, da lunedì a data da destinarsi, l’assemblea dei soci.

Ae è nata nel 2006 con lo scopo di abbattere il digital divide nelle zone interne dell’Abruzzo ai tempi della Giunta di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco, da una intesa tra quest’ultimo, il suo amico Pierfrancesco Guarguaglini, l’allora potentissimo presidente di Finmeccanica, e l’allora presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, ente al quale apparteneva la società di partenza Collabora Spa.

Non a caso le azioni della Spa sono controllate al 60% dalla Regione Abruzzo, e al 30% proprio da Finmeccanica attraverso Selex Service Management, il restante 10% è infine della Provincia.

In liquidazione è stata posta dall’ex presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, una decisione accompagnata da dure accuse di essere “fonte di sprechi e carrozzone politico”.

Tra i motivi della crisi la non riconosciuta natura “in house” da parte della Commissione europea, che ha reso impossibile acquisire commesse con affidamenti diretti senza bandi dall’ente azionista di maggioranza, cioè la Regione.

Tornando al vertice, che da mesi viene rinviato di appuntamento in appuntamento fino all’ultimo slittamento per ora sine die, sarà decisivo per il futuro della società, attualmente amministrata dal collegio presieduto da Carli, che si è sempre prodigato per porre le basi per un rilancio e che comprende come componenti anche Vincenzo Genovesi e Luigi Puzzovio.

Collegio che, con il cambio di amministrazione regionale dal centrodestra al centrosinistra e la nomina di Luciano D’Alfonso come governatore, potrebbe essere rinnovato oppure confermato.

“Il mio auspicio è che la società esca dalla fase di incertezza ed entri in una fase di stabilità se si creeranno le condizioni perché si origini – commenta il legale ipotizzando le prospettive future – In quel caso credo che sarebbe stato svolto un buon lavoro e lo può continuare chiunque”.

Quindi anche lui, come dicono i rumors più insistenti? “Io? Anche no! – esclama Carli – Non è un obiettivo che mi prefiggo mentre quello mi prefiggerei è quello di far uscire la società da una situazione di incertezza che dura da troppo tempo”, insomma la revoca della liquidazione imposta da Chiodi.

La sua conferma, insiste Carli, “davvero non è un argomento all’ordine del giorno. Subito dopo la nomina di D’Alfonso, prima che si formasse la nuova Giunta – svela – ho rimesso il mio mandato, com’è normale e doveroso fare, ma credo che in questa fase la preoccupazione e l’impegno della Regione sia nell’individuazione di una linea per portare la società in una condizione operativa giusta ed equilibrata”.

D’Alfonso, interpellato tempo fa da questo giornale, ha detto di aver delegato completamente la vicenda nelle mani del vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, che ha la sua “piena fiducia”, ma quest’ultimo non si è ancora sbilanciato ufficialmente sui futuri assetti.

In ultimo, il presidente del collegio di liquidazione dice la sua anche sulla conclusione del caso di Vittorio Ricciardi, ex direttore generale di Ae, e in precedenza amministratore delegato e proprietario del 49 per cento delle azioni della Collabora Spa, società venduta alla provincia dell’aquila guidata dall’allora presidente, l’attuale senatrice Stefania Pezzopane, da cui quella attuale si è originata.

Lo scorso 16 aprile Ricciardi ha ottenuto dinanzi al giudice del lavoro un risarcimento di circa 200 mila euro contro il licenziamento che ha subìto dopo la diffusione delle indagini a suo carico con l’accusa di truffa per la cessione di Collabora alla Provincia, procedimento da cui poi è uscito assolto.

Ricciardi non è stato riassorbito solo perché, nel frattempo, la figura di vertice che occupava è stata soppressa, visto il regime di liquidazione. Tra l’altro, curiosamente una presentazione della società a sua firma, con tanto di qualifica, figura ancora nella pagina “persone” del sito web istituzionale.

“Secondo la valutazione data anche dal presidente della Regione uscente (Chiodi, ndr) con il quale mi ero sempre tenuto in contatto con l’argomento, si è definita in maniera più che accettabile, direi positiva, con un risultato piuttosto vantaggioso dal punto di vista economico – assicura Carli – Il direttore generale non poteva continuare a svolgere la sua funzione per una serie di motivi, non avrebbe avuto ruolo nella fase di liquidazione”.

Inoltre, prosegue, “avrebbe comportato oneri ingentissimi, molto superiori: il costo mese era 20 mila euro, tanto che Ricciardi aveva avviato un’azione chiedendo oltre 1 milione. Si è chiusa a 190 mila euro, con rinunce reciproche per chiuderla, e di questo ho informato gli azionisti”.

LA STORIA DI ABRUZZO ENGINEERING

La società consortile Abruzzo Engineering era nata nel 2007 per volere dell’allora presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco, e del suo braccio destro Lamberto Quarta, per combattere in Abruzzo il “digital divide”, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.

In particolare, l’ambizione era quella di abbattere il divario di efficienza della rete tra costa e aree interne abruzzesi.

È partecipata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 30% da Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% dalla Provincia dell’Aquila.

Il 2 dicembre 2010 è stata messa in liquidazione con la volontà decisiva dell’allora governatore, Gianni Chiodi, tra l’altro per la difficile situazione debitoria. “Una storia torbida e un carrozzone del Partito democratico”, le parole di Chiodi.

Nel post-sisma un ostacolo è stata la definizione della natura di questa società, in house o meno, che avrebbe potuto portare incarichi e commesse per la salvezza e il rilancio.

Per essere considerati in house è necessario sottoporsi al cosiddetto “controllo analogo”, che consiste nel farsi autorizzare preventivamente ogni atto dall’azionista di maggioranza, in questo caso la Regione.

Chiodi ha cercato di sciogliere questo nodo chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini.

Poi nel 2011 il tribunale amministrativo regionale del capoluogo ha decretato la natura “in house” ma l’anno seguente la Commissione europea ha smentito questa interpretazione, impedendo alla Regione di assegnarle commesse ad affidamento diretto come invocato dal liquidatore Carli.

Altra tegola nell’aprile 2012, quando Selex Service Management ha citato in giudizio l’amministrazione regionale con una richiesta risarcitoria di 29 milioni di euro ritenendo l’ente principale responsabile dell’andamento negativo.

Ulteriore zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato Ae: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo dell’ex assessore Daniela Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa.