L’AQUILA – Difendere e valorizzare i “negozi storici” in Abruzzo, che costituiscono testimonianza della cultura e della tradizione imprenditoriale locale, con almeno 40 anni di vita, con tipologie di prodotti non standardizzati, ospitati in strutture architettoniche, artistiche e decorative di pregio e in contesti urbani di particolare interesse. Piccoli negozi di vicinato, spesso nel cuore di paesi e città, che ancora resistono all’avvento delle catene della grande distribuzione, all’assedio dei centri commerciali, al proliferare di nuovi locali trendy e finto antico, dei brand multinazionali con offerte omogeneizzate.

Questo l’obiettivo della proposta di legge regionale che ha come primo firmatario il consigliere regionale Emiliano Di Matteo, ex sindaco di Ancarano, eletto nel 2019 con la Lega e poi passato a Forza Italia a giugno scorso.

Il testo approderà giovedì in commissione Agricoltura con le audizioni dell’assessore alle attività produttive Daniele D’Amario, dei rappresentanti delle Camere di Commercio e del presidente dell’Anci Abruzzo Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo.

Andando nel dettaglio, la norma prevede una modifica alla legge regionale 23 del 2018, ovvero al Testo unico in materia di commercio, con una sezione apposita dedicata al riconoscimento dei negozi storici. Con risorse economiche da stanziare ogni anno a bilancio, sono previste varie misure di sostegno, dai finanziamenti a fondo perduto, alle agevolazioni fiscali, e ai punteggi aggiuntivi nei vari bandi per il commercio.

Questa innanzitutto la definizione esatta: sono “negozi storici gli esercizi commerciali al dettaglio o di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande caratterizzati da una combinazione di fattori legati alla continuità nel tempo dell’attività, della tipologia di prodotti offerti, alla collocazione in strutture architettoniche, artistiche e decorative di pregio, nonché in contesti urbani di particolare interesse, al mantenimento di attrezzature storiche, all’espressività sociale, economica e culturale dell’offerta e dell’ambientazione in stretta coerenza con il contesto locale”.

Al riconoscimento dei negozi storici provvede la Regione previa verifica del possesso dei seguenti requisiti: “svolgimento della medesima attività da almeno quaranta anni continuativi, salvo interruzioni per eventi straordinari o  calamità naturali, nello stesso locale o nella stessa area, anche se con denominazioni, insegne, gestioni o proprietà diverse, a condizione che siano state mantenute le caratteristiche originarie”.

E ancora: “un collegamento funzionale e strutturale dei locali e degli arredi con l’attività svolta che evidenzi il radicamento nel tempo dell’attività stessa”,  “accesso dei locali su area pubblica oppure su area privata gravata da servitù di pubblico passaggio”.

Infine, “presenza nei locali, negli arredi, sia interni che esterni, e nelle aree, di elementi di particolare interesse storico, artistico, architettonico e ambientale o particolarmente significativi per la tradizione e la cultura del luogo”.

Le proposte di riconoscimento sono presentate dal titolare dell’attività commerciale, anche attraverso i Comuni territorialmente competenti o le associazioni di rappresentanza delle imprese, al servizio regionale competente del dipartimento per lo Sviluppo economico e Turismo che deve chiudere la pratica entro 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, anche avvalendosi della collaborazione delle Camere di commercio.

A quel punto sarà possibile stilare un “Elenco regionale dei negozi storici”, pubblicato ogni anno   entro il 31 dicembre sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.

E veniamo dunque alla “ciccia” del provvedimento”.

La Regione promuove interventi per  sostenere il passaggio generazionale e la trasmissione di impresa per favorire la continuità della gestione ed il rilancio occupazionale, nonché l’inserimento lavorativo dei giovani”,  per “favorire l’associazionismo locale per la promozione della cultura d’impresa”.

Ancora, per “difendere e sostenere il patrimonio storico attraverso la valorizzazione delle attività che ne mantengono integra la memoria”,  per “sostenere interventi di restauro e conservazione di beni immobiliari, insegne, attrezzature, macchinari, arredi, finiture e decori originali legati all’attività storica”, per “sostenere interventi di sviluppo, innovazione e miglioramento della qualità dei servizi, per consolidare la competitività”.

E per far questo si  può concedere “contributi anche a fondo perduto ai titolari dei negozi storici iscritti nell’elenco regionale”, o anche  “specifiche agevolazioni per l’accesso al credito, anche attraverso convenzioni con gli istituti di credito”,  “forme di agevolazione in materia di tributi regionali”, e anche comunali.

Infine i negozi storici avranno una premialità nell’ambito dei bandi regionali relativi all’innovazione, valorizzazione e tutela delle imprese sul territorio.

Con quali soldi per fare tutto ciò? La proposta di legge non scrive cifre nero su bianco, si stabilisce infatti che si potrà attingere, nei “limiti delle risorse finanziarie disponibili”, nel capitolo di spesa previsto nel bilancio per la legge sul commercio, decise di anno anno, con la manovra finanziaria.