L’AQUILA – Quasi allo scoccare della quinta ricorrenza del terremoto che ha distrutto L’Aquila, è tutto pronto per la causa civile che i familiari delle vittime della Casa dello studente e i sopravvissuti intenteranno contro la Regione Abruzzo, proprietaria dello stabile crollato la notte del 6 aprile 2009, e contro l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) del capoluogo, che lo aveva in gestione.

Lunedì 31, alle ore 10, presso la sala conferenze dell’hotel Canadian, sarà l’avvocato teramano Wania Della Vigna, che nel processo penale ha già assistito i ragazzi scampati alla tragedia e i familiari che si sono costituiti parti civili, 11 in tutto, a spiegare alla stampa dettagli e motivi dell’azione giudiziaria di quelli che si ritengono “vittime dello Stato”, come avevano scritto in una nota polemica di qualche mese fa.

L’azione civile contro Regione e Adsu non va considerata una novità ma era già stata annunciata a caldo dopo la sentenza di primo grado del 16 febbraio 2013, che ha condannato 4 dei 10 imputati per omicidio colposo e disastro: una condanna ritenuta comunque “non equa” dai familiari delle vittime, che avevano chiesto una pena per tutti.

E invece, sulla base della perizia di oltre mille pagine della consulente del giudice, la prof Gabriella Mulas, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto 4 assoluzioni e 2 non luogo a procedere, richieste tutte accordate dal giudice Giuseppe Grieco.

Lo stesso Grieco ha già accordato una provvisionale, risarcimento immediato al termine del processo penale che va considerato come anticipo del danno, di circa 2 milioni di euro, ora si andrà a definire il resto sulla base di parametri.

La causa civile è diventata fattibile a partire dal 16 maggio 2013, quando Grieco ha reso note le motivazioni della sentenza. Nel luglio successivo i primi ricorsi in Appello delle difese.

IL PROCESSO PENALE

Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.

I condannati a 4 anni di reclusione con l’abbreviato sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), è stato invece condannato a 2 anni e 6 mesi.

Gli assolti sono altri 4, Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori.

Con il rito ordinario è stato invece decretato il non luogo a procedere per Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato.

Il processo è ripreso a ottobre 2012 dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti al perito.

Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.

A luglio dell’anno scorso la seconda ‘tagliola’ superata, quando c’era stata l’istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull’esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.

Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.