L’AQUILA – “Ho riaperto e tiro avanti solo perché il locale è mio e non pago l’affitto. Altrimenti non ce la farei”.
Giancarlo Vitaliani è riuscito ad alzare le serrande della sua ferramenta, che si trova presso la Fontana luminosa, nell’agosto 2009. Quando gli aquilani erano ancora nelle tende e il centro storico super blindato e transennato, la sua attività riusciva a riaprire i battenti.
Una gioia che oggi, a distanza di oltre quattro anni, lascia spazio all’amarezza. Troppe difficoltà per i le 26 attività aperte (su 900 del pre-sisma) che provano a fare commercio in un centro ferito non solo dal terremoto ma anche da chi vuole solo approfittare della situazione, proponendo, per esempio, affitti salatissimi per pochi metri quadrati.
Problemi che due giorni fa hanno spinto il direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni, a barricarsi nel bagno della sede aquilana della Banca d’Italia, come forma estrema di protesta a sostegno dei piccoli commercianti della città, minacciando di darsi fuoco con la benzina se qualcuno avesse provato a fermarlo. Benzina che solo dopo ha confessato di non avere con sé.
“Sicuramente le motivazioni di questa protesta sono validissime – spiega il commerciante ad Abruzzoweb – Ma quello che mi chiedo io è cosa ne verrà fuori. E soprattutto, cosa è stato fatto finora?”.
Per Vitaliani “andava fatto di più, sia da parte delle istituzioni sia dalla Confcommercio stessa. Ho assistito a riunioni in cui si facevano solo chiacchiere”.
La posizione della sua ferramenta è buona: la Fontana è zona di passaggio, c’è il dipartimento di Scienze umane vicino e lo stadio. Le altre attività, quelle che si trovano lungo il corso, vivono difficoltà ancora maggiori.
“La verità è che molti non riapriranno mai, non ci sono le condizioni: gli affitti sono altissimi e la gente non c’è. Questo è un controsenso assurdo”, aggiunge sconsolato.
“C’è una cosa che mi preme dire – dice in conclusione – ed è questa: a distanza di 5 anni il Comune, con i suoi uffici, non è in centro. Sarebbe stato un ottimo segnale di presenza, di vicinanza. La gente sta perdendo l’abitudine del centro. Se non tornano gli uffici, il centro muore”




