L’AQUILA – Si è chiuso con tre assoluzioni con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, il processo al tribunale di Roma per il corteo di cittadini aquilani del 7 luglio 2010, quando in 5 mila provenienti dal capoluogo invasero la “zona rossa” dei palazzi delle istituzioni della Capitale per chiedere un’accelerazione alla ricostruzione post-sisma e sostegno all’economia terremotata.

Per i giudici della V sezione penale sono quindi innocenti i tre imputati che erano stati accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata (perché in concorso) e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza: si tratta di un aquilano, Francesco Camizzi, 25 anni (assistito dall’avvocato Gregorio Equizi), e due romani, Gabriele Contenti e Giovanna Cavallo.

Nell’udienza di oggi a piazzale Clodio è stato concluso l’esame dei testimoni della difesa, in particolare dell’ex parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli e dell’esponente dei comitati cittadini Sara Vegni, entrambi presenti alla sfilata.

Lolli si era anche occupato della parte burocratica per le autorizzazioni in virtù del suo incarico a Roma e nelle fasi più calde fece da paciere tra la folla e le forze dell’ordine.

La difesa aveva presentato una lista di 15 testimoni ma l’ha ridotta come richiesto dal magistrato presidente del collegio giudicante, Fabrizio Gentili.

Al termine dell’istruttoria dibattimentale, il pubblico ministero ha richiesto la pena di 9 mesi di reclusione per Contenti, 6 mesi per Camizzi e 15 giorni per la Cavallo.

Dopo essersi riunito in camera di Consiglio, tuttavia, il collegio ha decretato l’assoluzione per tutti.

“Siamo stati fortunati a trovare un presidente e giudici a latere molto attenti, in grado di cogliere come realmente si sono svolti i fatti – ha commentato l’avvocato Equizi – In quella manifestazione gli aquilani portavano per la prima volta la protesta post-terremoto a Roma e hanno trovato un’accoglienza ostile delle forze dell’ordine”.

Al termine dell’udienza un gruppo di cittadini del comitato 3e32 presenti ha festeggiato l’esito del processo fuori dal palazzo di Giustizia.

LE ACCUSE SMONTATE

In particolare, al ragazzo aquilano e a quello romano era stata contestata la resistenza a poliziotti, carabinieri e finanzieri che erano schierati all’inizio di via del Corso; erano anche accusati di aver spintonato e pressato per forzare il blocco e spostare indebitamente la manifestazione da piazza Santi Apostoli, dov’era stata autorizzata, fino a Montecitorio e a palazzo Chigi.

Contestata anche l’aggravante di essere stati in più di dieci e aver lanciato corpi contundenti, in particolare è stata considerata come tale l’asta di una bandiera.

Il ragazzo romano, assieme alla ragazza, era poi accusato di essersi messo alla testa di un corteo non autorizzato da piazza Montecitorio fino a via Ulpiano, sede della Protezione civile, dov’era stato anche bloccato il traffico, violando l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps).

LE REAZIONI

CIALENTE: “SI CHIUDE PAGINA DELLA BRUTTA STORIA ITALIA-L’AQUILA”

“Sono contento perché si chiude un’altra pagina che ha caratterizzato la brutta storia dell’Italia nei confronti dell’Aquila”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commentando l’assoluzione con formula piena per i tre imputati.

“Togliendo gli oltre 17 mila volontari che sono venuti nei primi giorni – accusa Cialente – per il resto siamo stati sempre lasciati soli senza che nessuno capisse mai niente della città, del dramma che vive, del senso di responsabilità e della compostezza aquilani”.

Il primo cittadino ricorda che in quel corteo con 5 mila cittadini rimasti senza casa dopo la scossa del 6 aprile 2009 “fummo anche noi istituzioni a essere malmenate, compreso il sindaco. Ogni giorno mi convinco sempre di più che questa tragedia ce la stiamo vivendo tutta da soli – accusa ancora  – Siamo soli, schiacciati nello scontro tra destra e sinistra che ci hanno utilizzati sui loro giornali e poi siamo finiti sotto processo”.

In ultimo Cialente ricorda che alla sbarra è andata “anche la protesta delle carriole, sono vicende che hanno sfiorato il ridicolo”, sottolinea, facendo riferimento al procedimento con 7 imputati presso il tribunale dell’Aquila, anche quello concluso con un’assoluzione complessiva.

“Questi processi dimostrano ancora una volta quanto poco l’Italia abbia fatto per noi, ci mancava solo che quei ragazzi fossero condannati!”, conclude.

LOLLI: “UNA CONDANNA SAREBBE STATA OSCENA”

Soddisfatto anche l’ex sottosegretario e parlamentare Giovanni Lolli, ascoltato oggi in aula come testimone della difesa.

“Sono ovviamente molto contento – dichiara – debbo apprezzare che la magistratura abbia valutato in modo equo quella  vicenda, io personalmente sono stato chiamato a testimoniare facendo il mio dovere”.

Secondo Lolli, “una condanna caricando la responsabilità di questa iniziativa ai tre giovani sarebbe stato oscena. Io, tra l’altro, ho prodotto una lettera nella quale mi assumevo totalmente la responsabilità – ricorda – Si chiude così positivamente un’altra grave vicenda, spero che anche gli altri processi ancora in corso che riguardano vicende ridicole rispetto alla drammaticità della situazione, si chiudano con lo stesso atteggiamento mi riferisco alle carriole e al blocco dell’autostrada”.