L’AQUILA – Il direttore dell’Aquilana società multiservizi, Leopoldo D’Amico, ha rescisso il suo contratto con l’azienda e tornerà a lavorare a Roma.

La decisione è stata presa al termine di un periodo di tensioni e incomprensioni con il presidente della società che si occupa della gestione dei rifiuti nel capoluogo, Luigi Fabiani.

Una volontà preannunciata dallo stesso D’Amico al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dopo aver verificato che i margini per la sua permanenza in città erano ridotti al lumicino.

Nonostante ciò, però, D’Amico si dice “amareggiato ma soddisfatto del lavoro svolto”.

“Non avrei mai voluto mollare l’Asm – sottolinea – cui ero legato da un contratto in scadenza nell’estate dell’anno prossimo, ma dai primi di settembre è emerso un disagio montante nei rapporti in azienda, il clima nei miei confronti era cambiato”.

Il motivo è oscuro: “avevo notato una freddezza da parte di Fabiani, nell’ultimo mese e mezzo ci siamo parlati solo tramite lettere ed email, gli ho chiesto un incontro per chiarire il perché di questa ostilità, ma non me l’ha mai concesso”.

“Eppure qualche risultato credo di averlo raggiunto – prosegue – abbiamo abbassato i costi del personale, avviato una raccolta porta a porta che oggi raggiunge 50 mila aquilani e a breve servirà il 95% della popolazione, ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione della piattaforma ecologica di Bazzano che era rimasta nel limbo, predisposto il nuovo contratto di servizio con il Comune dell’Aquila, risanate alcune situazioni che necessitavano di attenzione. Insomma: lascio l’azienda certamente meglio di come l’ho trovata”.

Ex docente universitario, poi funzionario del ministero dell’Ambiente, dal 1994 D’Amico è dirigente in aspettativa dell’Ama, la “sorella maggiore” romana dell’Asm, una delle aziende del campo dei rifiuti più grossa d’Europa: “un posto conquistato sul campo, attraverso un concorso pubblico, non per nomina politica”, ci tiene a precisare.

E nella Capitale tornerà subito: “mi hanno richiamato dall’Ama, probabilmente avrò un ruolo di primo piano come condirettore generale, ho già lasciato la casa che avevo preso in affitto all’Aquila, ma a questa città resterò legato per sempre”.

Soprattutto per la questione terremoto, con l’Asm chiamata a occuparsi di un aspetto fondamentale come quello delle macerie: nei periodi più caldi la società ha contrattualizzato 150-160 interinali per la selezione e lo sgombero dei rifiuti derivati dai crolli, praticamente quanto il personale assunto a tempo indeterminato.

“Anche in questo caso abbiamo fatto un buon lavoro – aggiunge – ma se l’Asm vuole fare il salto di qualità deve iniziare a pensare a dotarsi di strutture per lo smaltimento”.

“Non necessariamente attraverso la costruzione di un proprio impianto – dice ancora D’Amico – ma almeno governando le dinamiche di accesso alle discariche, magari con la creazione di intese solide e durature con altre realtà simili. A oggi, infatti, chi ci fa conferire lo fa ai suoi patti, che significa cacciare un sacco di soldi, per buttare le nostre 30 mila tonnellate annue se ne va un terzo del bilancio aziendale”.

Tornando ai rapporti burrascosi con Fabiani, su cui D’Amico glissa elegantemente, una delle ipotesi circa l’origine della rottura era che avesse fatto domanda per accreditarsi come amministratore delegato dell’Asm, facendo così le scarpe all’attuale presidente: “non mi sono mai candidato a nulla, è stata una voce fatta circolare ad arte da qualcuno per mischiare le carte, basta fare un accesso agli atti del Comune, la mia domanda non c’è”.