L’AQUILA – È arrivato alle 8.55 presso la Corte d’Appello dell’Aquila Salvatore Parolisi, condannato in primo grado al carcere a vita con l’accusa di aver ucciso la moglie Carmela “Melania” Rea, trovata morta il 18 aprile 2011 in un boschetto in località Ripe di Civitella, nel Teramano, massacrata con 35 coltellate.
Blindatissimo, il caporalmaggiore è arrivato a bordo di un furgone ed entrato da una porta laterale dell’edificio.
Oggi ci sarà la terza e quella che dovrebbe essere l’ultima udienza, dove è in corso il processo di secondo grado a porte chiuse.
La sentenza dovrebbe confermare quella di primo grado, l’ergastolo, ma sul tavolo c’è anche l’ipotesi, che avrebbe del clamoroso, che il giudice congeli il verdetto ordinando nuovi approfondimenti, come viene richiesto dalla difesa attraverso un’istanza per nuove perizie.
L’avvocato della difesa Nicodemo Gentile, nelle dichiarazioni rilasciate questa mattina ha ipotizzato che le aggravanti potrebbero saltare “perché in un delitto d’impeto non ci può esser crudeltà, è già stato dimostrato dalla giurisprudenza precedente”.
Abbastanza sereno l’altro avvocato di Parolisi, Valter Biscotti, “abbiamo fornito alla corte tutti gli elementi per decidere serenamente, vedremo se uscirà con una sentenza o con una ordinanza”.
Intercettato fuori dalla Corte d’Appello il procuratore generale Romolo Como, che si è detto “sereno, ho fato il mio lavoro: potrebbe anche accadere che la corte emetta un’ordinanza e non una sentenza, staremo a vedere”.
Per Mauro Gionni, che rappresenta la famiglia Rea, “oggi sarà il girono più difficile. Potete immaginare in che condizioni lo affronterà la famiglia. La cosa più importante, comunque, è il futuro della bambina”. (alb.or.)





