L’AQUILA – La Corte di Cassazione ha respinto, giudicandolo inammissibile, il ricorso di due veterinari pubblici dell’Aquila, Pierluigi Imperiale, direttore del servizio Veterinario di sanità animale della Asl dell’Aquila e Mauro Ponziani, veterinario della stessa Asl, condannati in appello per l’uccisione di 9 cuccioli di cane con un’iniezione letale poiché il canile non avrebbe avuto posti disponibili.
La sentenza di condanna è dunque definitiva. In primo grado la condanna era stata di due mesi e dieci giorni di reclusione.
“Giustizia per le vittime di queste soppressioni: non chiedevamo altro e finalmente la Suprema Corte – commenta Ilaria Innocenti, responsabile del settore cani e gatti della Lav, costituitasi parte civile – ha posto la parola fine a una storia di crudeltà e indifferenza, ancor più grave se consideriamo che gli imputati di questa vicenda giudiziaria sono due medici veterinari, di cui un dirigente, cioè professionisti al servizio del bene pubblico che avrebbero dovuto sempre assicurare la tutela e il benessere degli animali”.
“Ora con questo atto giudiziario definitivo – dichiara Gianluca Felicetti, presidente Lav – i due veterinari non potranno non essere radiati dall’albo poichè, come specifica la normativa sul tema, il Dpr 221 del 1950, hanno compromesso gravemente la loro reputazione e la dignità dell’intera classe sanitaria”.
I fatti risalgono alla seconda metà del 2004, quando il dirigente veterinario ordinò al proprio collega la soppressione di nove animali, per presunti motivi di “ordine pubblico” in base alla richiesta, legittima secondo la difesa, del proprietario del terreno dove vivevano gli animali che invece aveva chiesto solamente un intervento per farli accudire da qualcuno.
I cuccioli vennero uccisi con un’iniezione di Tanax eseguita dal dipendente della Asl su ordine del proprio dirigente. Fatti denunciati dalla Lav e dalla Lega nazionale per la difesa del cane. Negli atti è emerso anche l’agghiacciante particolare che non era la prima volta che i veterinari Asl eseguivano uccisioni del genere.
“La sentenza va a ribadire quanto da noi sostenuto fin dall’inizio – spiega l’avvocato Carla Campanaro, dell’ufficio legale Lav – ovvero che il rapporto fra cane e proprietario giuridico non può essere ridotto ad una banale disponibilità dell’uomo sull’animale, ma deve tener conto della capacità di soffrire di quest’ultimo, in quanto essere senziente meritevole di tutela”.
“Già in primo grado il Tribunale dell’Aquila aveva rilevato che grazie all’allora recentissima legge sul maltrattamento di animali, la 189 del 2004, ‘il proprietario non ha più la totale disponibilità dell’animale, né può infliggergli gratuite sofferenze nè toglierli la vita senza valide giustificazioni’ – conclude – Un’evidenza sottolineata anche dalla sentenza d’appello del 2011, che oggi trova riconoscimento una volta per tutte nella decisione della Cassazione”.
IMPERIALE: ”ACCETTO LA SENTENZA MA NON MI DIMETTO”
“Accetto la sentenza, non posso fare altrimenti, ma non mi dimetto”.
Il dottor Pierluigi Imperiale, direttore del servizio Veterinario di sanità animale della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, apprende da AbruzzoWeb la notizia della condanna in Cassazione per lui e per Mauro Ponziani, veterinario della stessa Asl, a 2 mesi e 10 giorni di reclusione per l’uccisione di 9 cuccioli di cane.
Nonostante la condanna definitiva, Imperiale ci tiene a togliersi qualche sassolino dalla scarpa e spara a zero sulla Lega antivivisezione (Lav), parte civile nel processo che ora chiede, nella persona del suo presidente Gianluca Felicetti, la radiazione dall’albo dei due medici.
“Non mi dimetto dall’incarico per nessuna ragione, ma stiamo scherzando? – afferma deciso – Sono polemiche puramente strumentali quelle degli animalisti, per i quali sono diventato ormai il nemico giurato”.
Alle dichiarazioni di Felicetti, Imperiale risponde puntualizzando di essere già stato “oggetto di un colloquio con l’ordine dei veterinari e di una commissione Asl circa l’eventuale radiazione”, che si è risolto in suo favore.
In riferimento alla condanna il medico sottolinea che “l’eutanasia è consentita dalla legge” e di essere stato condannato “non per crudeltà, ma per la non necessità dell’atto. Tuttavia la legge regionale – sottolinea – dice chiaramente che la necessità dell’eutanasia deve essere stabilita dal veterinario. In questo caso è stata sancita dal giudice che con la sua sentenza supera la legge regionale”.
Una scelta, quella dell’uccisione dei 9 cuccioli che Imperiale spiega quasi come obbligata. “Avrei dovuto scegliere se lasciarli in mezzo alla strada, in un contesto come quello di Roio, in cui allora c’erano stati terribili atti di barbarie contro i cani, o scegliere di farli morire in canile, dove era in corso una forte epidemia di gastroenterite. Scelsi l’eutanasia, avendo facoltà decisionale che uso secondo coscienza – sostiene il veterinario – Si tratta di un lavoro sporco che nessuno vuole fare e a noi certo non piace farlo”.
Un iter processuale e un rinvio a giudizio “automatici” secondo il direttore del sevizio Veterinario che specifica “non sono stato nemmeno ascoltato nel processo d’Appello”.
“La prima sentenza fu fortemente influenzata dal ‘caso Sebastiano’ – prosegue Imperiale – per il quale all’epoca ci fu una forte pressione mediatica che mi additò come l’assassino di un cane amato da tutti gli aquilani. Furono raccolte firme contro di me, minacciati i miei figli e fui massacrato per un episodio al quale non ero stato nemmeno presente personalmente”.
“Sono disposto a pagare – conclude Imperiale – fa parte del mio compito istituzionale, ma almeno facciamo chiarezza sulle leggi. Si può procedere all’eutanasia secondo la legge o no? In un anno se ne eseguono circa 50 sul territorio. E allora? Per ogni caso si dovrebbe fare un processo?”. Marianna Galeota





