L’AQUILA – Arriverà il 31 maggio la sentenza per il processo sul crollo di un palazzo in via XX Settembre 123 nel quale morirono cinque persone la notte del 6 aprile 2009.

Si tratta di uno dei filoni della maxi inchiesta crolli della procura della Repubblica, giunto quasi al termine dopo che il giudice Giuseppe Grieco ha ascoltato i consulenti della difesa.

E secondo il perito di parte, a causare il crollo del palazzo di via XX Settembre 123 sarebbe stato un errore di progettazione, anche per un mancato controllo delle autorità amministrative: questa la tesi dell’ingegnere Annibale Materazzi, consulente di Leonardo Carulli, 86 anni, romano, unico imputato per il crollo della palazzina realizzata negli anni ’50, di cui era collaudatore.

Cinque le persone che ci hanno rimesso la vita la notte del 6 aprile 2009: Piervincenzo Gioia, Katia Cialone, Rosina Di Filippo, Claudia Carosi e Anna Cocco.

Sono invece stati indicati come responsabili non solo i progettisti dei lavori (indagati formalmente ma deceduti) ma anche le autorità preposte al controllo degli edifici di edilizia popolare.

Eppure le parti civili non hanno condiviso le posizioni del perito di parte, che per loro si sarebbe discostato dalle dichiarazioni dei consulenti del pm Fabio Picuti e dai testimoni.

Nell’ambito della stessa indagine la procura aveva ravvisato gli stessi reati anche per altre due persone però decedute. Si tratta di Emilio Mori e Vincenzo Vicennati.