L’AQUILA – “Personalmente sono contrario alla separazione delle carriere. Ritengo che il pubblico ministero sia il giudice dell’azione penale”.
Lo ha detto questa mattina Fausto Cardella, nuovo procuratore capo della Repubblica dell’Aquila e della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo abruzzese, nel prendere possesso del suo ufficio.
Il suo insediamento è avvenuto presso l’aula del tribunale provvisorio di Bazzano che ha ospitato anche il processo contro i sette membri della commissione Grandi rischi.
Presenti alla cerimonia tutti i sostituti procuratori e alcuni magistrati del Riesame.
Cardella, che si è detto felice del nuovo incarico, ha ricordato la figura del suo compianto predecessore, Alfredo Rossini, e parlando dell’Avvocatura ha aggiunto di “condividere il metodo collaborativo per un processo giusto e veloce”.
Cardella, che ha 62 anni, è stato alla guida della procura di Terni per cinque anni, e in precedenza alla Corte di cassazione.
Ha lavorato come sostituto anche a Perugia, dove si è occupato di importanti indagini come quella di Tangentopoli, nella quale uno degli imputati era il finanziere Pier Francesco Pacini Battaglia, e del sequestro del piccolo Francesco De Megni.
In precedenza era stato applicato alla procura di Caltanissetta dove seguì, insieme a Ilda Boccassini, l’indagine sull’attentato nel quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la compagna Francesca Morvillo e la scorta.
Ha guidato anche la procura di Tortona riaprendo l’inchiesta, poi archiviata, sulla morte del grande ciclista Fausto Coppi.





