TERAMO – Così come la spada per un re, anche un mestolo può essere per un cuoco simbolo gloria e di potere. Ma se poi diventa un’arma minacciosa le cose cambiano davvero.
È quello che è accaduto in piena stagione invernale, in un hotel a Prati di Tivo: un cuoco minaccia il cameriere col suo scettro e poi con l’attrezzo da cucina, di fronte ad alcuni testimoni, gli dice senza farsi troppi scrupoli: “Ti rompo i denti!”.
A spalleggiare poi lo chef suo figlio, cameriere pure lui, che non ha esitato a vibrare un sonoro schiaffone al ‘ragazzo impunito’.
E tutto questo solo perchè il giovane 23enne teramano si era semplicemente permesso di chiedere al suo superiore se erano pronti i secondi piatti.
Ma stavolta il fatto non si è risolto tra le stanze della cucina, e il ragazzo offeso ha preferito chiamare immediatamente i carabinieri.
Stando alla ricostruzione del quotidiano Il Centro ora padre e figlio dovranno rispondere in concorso di ingiuria davanti al giudice di pace.
E lo schiaffo non è passato inosservato, neanche ai testimoni che erano presenti al momento dell’accaduto: al figlio dello chef l’infelice gesto è costato così l’accusa di percosse.
“Guarda che non sono tuo figlio, non puoi rivolgerti a me in questo modo”: questa l’unica, legittima replica del ragazzo alle minacce del cuoco.
Una risposta dovuta, ma anche coraggiosa. Ma spesso, come ci ricordano le immagini di un vecchio film di Mario Monicelli (Amici miei), si è costretti a fare una parola di meno.
Specie quando non si è cuochi. Ma semplicemente sotto-cuochi.





