L’AQUILA- Continuano ad avere strascichi giudiziari, soprattutto nel settore civile, fatti collegati con il sisma del 2009 che nello specifico ricadono sul Comune aquilano citato in giudizio con richieste per 600mila euro complessivi: la prima  vicenda è collegata all’inchiesta “Do ut des”, che risale a oltre 10 anni fa, per presunte mazzette sui puntellamenti  in centro storico finita con  delle assoluzioni;  l’altra controversia  riguarda a realizzazione di una  tendopoli nel periodo emergenziale.

Ma andiamo per ordine. L’inchiesta sui puntellamenti in centro, ovvero la messa in sicurezza dei palazzi danneggiati dal sisma,  coinvolse, tra gli altri,  alcuni  noti politici  come l’ex consigliere comunale Pierluigi Tancredi, l’ex assessore Vladimiro Placidi, l’ex vicesindaco Roberto Riga  e il titolare della ditta Steda cui furono affidati i lavori, Daniele Lago: tutti furono assolti dopo ben 6 anni di indagini e processi. Gli appalti, per centinaia di milioni, sono stati affidati direttamente per l’urgenza  tipica di vicende emergenziali.

E qui cominciano i guai per il Comune: infatti il Banco Bpm (Banca popolare di Milano)  ha citato il  Comune davanti al tribunale di Milano per chiedere il pagamento di un appalto ceduto alla banca.

Secondo le motivazioni della banca, infatti, tra Steda e Comune dell’Aquila  venne  stipulato un contratto di appalto per la messa in sicurezza  di edifici  per il quale Steda aveva maturato un credito di un milione e 800mila euro. Tale credito nel 2010 fu ceduto da Steda alla banca la quale incassò dall’ente locale il pagamento della prima cospicua fattura.

La banca, però, contesta che la seconda e ultima fattura, per poco più di 550mila euro, non è stata mai pagata aggiungendo  che tale importo era stato versato dal Comune alla curatela fallimentare  di Steda.

Per la banca, però, questo pagamento, che riguardava un credito già ceduto dalla ditta all’istituto bancario, non avrebbe efficacia liberatoria  della obbligazione assunta  dal Comune. Che contesta questa tesi  e tramite delibera di giunta ha sollecitato l’ufficio legale a opporsi.

L’altra vicenda riguarda i lavori di sistemazione della tendopoli 2 di Paganica nel post sisma del 2009. Al riguardo la società Cogea srl  ha ritenuto di pretendere 53mila euro e le impugnazioni del Comune dell’Aquila sono state respinte in tribunale e appello.

“La sentenza è ingiusta”, dice il Comune, “e lesiva dell’autonomia patrimoniale e gestionale dell’ente sui cui verrebbero a gravare ingiustamente spese onerose”. Di lì il ricorso in Cassazione.