L’AQUILA – Aveva conseguito all’Aquila un master di secondo livello in Beni culturali ecclesiastici, Vittorio Materazzo, l’ingegnere di Roccaraso (L’Aquila) originario di Napoli, ucciso il 28 novembre scorso con 35 coltellate di cui una, quella fatale, alla gola, sotto la sua abitazione partenopea.
“Era il 2014 – ricorda ad AbruzzoWeb don Daniele Pinton, preside dell’Istituto di scienze religiose dell’Aquila e censore della tesi di master dell’ingegnere – Ho bene in mente la figura di Vittorio il giorno della discussione della tesi di master. Era presente tutta la sua famiglia ad assistere”.
Un saggio su “Le antiche tabernae dell’area archeologica sotto San Lorenzo Maggiore in Napoli”, questo il lavoro di ricerca per il conseguimento della specializzazione, completato dopo aver frequentato “con zelo e costanza i corsi che si tenevano ogni venerdì all’Aquila, per l’intera giornata”.
“Vittorio Materazzo partiva ogni settimana da Napoli o da Roccaraso e non ha mai saltato una lezione, nonostante i suoi impegni di lavoro in qualità di titolare di una ditta che si occupava di restauro di beni culturali e architettonici – rammenta ancora Pinton – sempre gentile e affabile, capace di coinvolgere gli altri colleghi di studi e lavorare in gruppo”.
La morte improvvisa del noto professionista ha lasciato sotto shock la cittadina di Roccaraso, dove da tempo risiedeva e dove sono cresciuti i suoi due figli.
“Siamo addolorati da questa triste vicenda – si esprime con commozione ancora don Daniele – dall’Istituto di scienze religiose abbiamo inviato una lettera di cordoglio alla moglie Elena Grande e ai figli, per far sentire loro la nostra vicinanza e il nostro sostegno spirituale in questo difficilissimo momento”.
Una lettera firmata anche da monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo emerito dell’Aquila e presidente moderatore emerito dell’Istituto di scienze religiose, oltre che dai docenti Roberto Biondi, Michele Migliozzi, Maria Anna Cosima Latagliata, dal segretario dell’Istituto, Giancarlo Della Pelle, dal personale della biblioteca “Carlo Confalonieri” e da molti studenti che hanno conosciuto Materazzo.
Parole di fede e speranza, indirizzate alla vedova: “La fede ci insegna che la morte non è soltanto la fine di una esistenza terrena ma preludio alla vita eterna” e che è bene “prendere come esempio l’insegnamento di Maria, madre di Gesù Cristo, che vide patire e morire il figlio davanti ai suoi occhi. Noi cristiani in quella morte abbiamo trovato il senso della nostra vita e crediamo nella Risurrezione” si legge nel testo.
Intanto proseguono gli esami e le indagini, dopo i risultati dell’autopsia, con l’attenzione degli investigatori che si è spostata su una vecchia storia che vede coinvolto il fratello della vittima, Luca Materazzo, al momento unico indagato, in base a quanto riferito alla stampa dagli inquirenti.
Vittorio Materazzo aveva infatti presentato documenti in procura chiedendo che venisse fatta luce sul decesso del padre, avvenuto nel 2013: in tali documenti aveva parlato di vecchi dissapori con il fratello Luca, sfociati, culminati in un caso in un’aggressione.




