L’AQUILA – Archiviato dalle accuse l’imprenditore aquilano Eliseo Iannini nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolto il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e il funzionario comunale Fabrizio De Carolis, con le accuse di induzione indebita a dare utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, nell’ambito del tentato affidamento a Iannini di un subappalto nella ricostruzione di un aggregato da 178 appartamenti e 63 milioni di euro, il cosiddetto “Consorzio 201”.

Nei giorni scorsi all’avvocato Massimo Manieri, legale di fiducia dell’imprenditore, è stato recapitato l’atto di archiviazione del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, come da richiesta del pubblico ministero Stefano Gallo, attuale facente funzioni al vertice degli uffici inquirenti aquilani.

Si tratta dell’indagine che, dopo un iter durato quasi 2 anni e una serie di veleni e polemiche, con la previsione di sconquassare di nuovo l’amministrazione comunale, già messa alla prova negli anni scorsi da altre inchieste, è arrivata finalmente a chiarimento con la chiusura delle indagini che vede una serie di contestazioni, ma anche archiviazioni come questa.

Nonostante una delle contestazioni mosse dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria dell’Aquila, al sindaco dell’Aquila fosse quello di essersi speso per favorire lo stesso Iannini nell’ambito degli applati della ricostruzione “Ma perché non fate lavorare Iannini?”, è una delle intercettazioni telefoniche contestate), a detta del rappresentante dell’accusa nulla di penalmente rilevante è stato trovato nei riguardi dell’imprenditore.

Pur avendo chiesto e ottenuto l’archiviazione e pur scrivendolo in una lunga frase tra parentesi, il pm mette in evidenza il rapporto stretto tra Cialente e Iannini, definito “imprenditore noto al sindaco, con cui aveva frequenti contatti telefonici, che gli procurava operai per piccoli lavori presso la propria abitazione”: vicenda, questa, finita nel primo filone di inchiesta, ma non ritenuta alla fine un reato, tanto che è stata chiesta l’archiviazione sia per l’amministratore che per l’imprenditore.

E ancora, per Gallo, nei confronti di Iannini “il sindaco si era speso per fargli sospendere da Equitalia una cartella esattoriale Tarsu di euro 559.736” e ancora, a vantaggio di Iannini, Cialente “si stava spendendo per fargli riconoscere almeno 6 milioni di euro a carico del Comune dell’Aquila a titolo transattivo per la cosiddetta questione della metropolitana di superficie e ciò in pedenza di procedimenti giudiziari che poi davano torto a Iannini e ragione al Comune”, anche questo caso già raccontato a lungo da questo giornale.

Cialente è indagato assieme al funzionario comunale addetto alla liquidazione dei contributi De Carolis, entrambi per induzione indebita a dare o promettere utilità, nel caso di Cialente contestata in due casi.

Nel primo caso, proprio quello di Iannini e del “Consorzio 201” l’induzione è solo tentata. Nell’altro episodio, secondo i pm, il reato si è effettivamente consumato, con lo sblocco di contributi per circa 2,7 milioni di euro alle società Palomar-Consta caldeggiato da Cialente a De Carolis e avvenuto senza che le imprese avessero le carte in regola per ottenere i fondi, in particolare la certificazione dell’avvenuto pagamento ai subappaltatori.

Cialente ha preteso “un’accelerazione”, come scoperto sempre grazie al telefono sotto controllo, e preteso che il funzionario pagasse “almeno la metà” e così è avvenuto.

E come emerso dalle carte, fu l’ex presidente della Camera dei deputati nonché ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Luciano Violante, la “alta personalità politica del medesimo partito” che caldeggiò al primo cittadino i contatti con la Palomar, affinché fossero sbloccati i pagamenti finiti poi al centro di indagini giudiziarie sullo stesso primo cittadino.