L’AQUILA – Sono 45 i “furbetti della seconda casa” denunciati all’Aquila nella nuova maxi inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo: hanno ottenuto soldi per la ricostruzione di quella che hanno indicato come abitazione principale e che, invece, era un’abitazione secondaria, con diritto a un contributo limitato a massimo 80 mila euro da un’ordinanza della presidenza del Consiglio tuttora in vigore.
Secondo quanto accertato, il totale di fondi illecitamente percepiti ammonta a circa 10 milioni di euro.
L’indagine è coordinata dai sostituti procuratori Fabio Picuti e Simonetta Ciccarelli che lavorano in tandem a una quindicina di casi, altri fascicoli singoli li hanno altri sostituti della procura aquilana.
Il dato è emerso nell’ambito del punto della situazione sulle inchieste dell’ultimo triennio fatto dal comandante provinciale dell’Aquila della Guardia di finanza, Flavio Urbani, che ha ricordato le parole del prefetto, Francesco Alecci, nel novembre 2015, quando, a margine di un evento sulla legalità, disse che “parte della comunità è coinvolta a volte anche con reati infimi, con morti di fame che delinquono per reati di poche migliaia di euro”.
“Quasi un anno dopo le dichiarazioni del prefetto, abbiamo la conferma di quel sentimento che lui aveva esternato – ha spiegato il comandante – Avendo subito danni ad abitazioni di loro proprietà, ma non potendo accedere al contributo per intero perché si trattava di seconde case, hanno fatto carte false per far emergere una realtà differente da quella effettiva”.
La Finanza ha curato la parte più cospicua dell’indagine, cominciando a setacciare da oltre 20 mila pratiche, ma alcuni accertamenti e sequestri sono stati svolti anche dal Corpo forestale. (alb.or.)






