L’AQUILA – “Ciò che più mi addolora di tutta questa storia è che è passato un messaggio completamente sbagliato, non ho mai pensato che non ci sia gente che non vuole lavorare, anzi, dopo che è esploso il caso mi sono arrivate decine di candidature, segno tangibile che la gente vuole lavorare eccome”.

Dopo giorni di polemiche roventi Katia Chiapparelli, titolare del negozio Happy Party all’Aquila, interviene per sedare le polemiche emerse a seguito dell’annuncio che ha pubblicato su Facebook e che ha scatenato perplessità anche sfociate in accuse nei confronti della negoziante.

“C’è stato un equivoco – spiega ad Abruzzoweb – Non ho mai voluto sottintendere che non trovo gente che voglia lavorare nel mio negozio. Ho semplicemente affermato che sarò costretta a rivoluzionare l’attività perché non trovo gente su cui poter contare nel lungo periodo. Perché, per un motivo o per un altro, tutti prima o poi se ne vanno e io, invece, ho bisogno di collaboratori su cui poter fare affidamento, da poter assumere con contratto regolare senza aver paura che il giorno dopo se ne vada”.

La negoziante, che ha contattato Abruzzoweb per chiarire una situazione che l’ha ferita profondamente, dice, non vuole alimentare polemiche, “non ne ho bisogno, ho perso troppe energie dietro a questa storia. E non ho bisogno di questo, ho bisogno di trovare qualcuno che venga a lavorare e basta”.

E ancora: “ho letto molti commenti che mi hanno fatto male, perché sono sempre stata una persona corretta e ho sempre trattato bene i miei collaboratori, e voglio ringraziare quelli che tra loro mi hanno espresso solidarietà e sono rimasti colpiti quanto me da quanto stava accadendo. Li ringrazio perché, anche se sono stati ‘assaliti’ come me, hanno continuato a difendermi”.

“Credo che si sia generato un equivoco che, seppur comprensibile in un momento di forti ingiustizie nel mondo del lavoro, non ha nulla a che vedere con la mia situazione specifica. I tirocini sono quello strumento di cui i piccoli imprenditori, che devono faticare oltremodo quotidianamente per portare a casa il pane e far quadrare i conti, si servono per quel breve periodo necessario per insegnare le basi di un mestiere comprensibilmente difficile, almeno all’inizio, per chi si affaccia ad una nuova professione. Il fraintendimento nasce da qui. Ma posso assicurare che, ogni volta se ne sia presentata l’occasione, non mi sono mai fermata a quei 600 euro. E chi ha lavorato, e bene, con me, può dirlo. Le buste paga sono qui, ho tutto in regola, posso farle anche vedere…”.

La negoziante, per provare le sue ragioni, mostra a questo giornale anche un elenco dei contratti e dei tirocini che si sono succeduti dal 2007 al 2019, per un totale di circa 30 ragazze. Si parte dai 600 euro per il tirocinio fino ai 1.290 per il tempo indeterminato: “Ma non mi sono mai fermata al compenso del tirocinio”, e porta l’esempio di P.C., 38 anni, “che da tirocinante, a dicembre 2019, è passata dal prendere 600 euro a 1.100, perché pensavo lo meritasse”.

Il contratto da tirocinante, sottolinea poi, prevede che se non viene raggiunto il 70 per cento delle ore stabilite, non ci sarà nessun rimborso.

“Ho sempre assunto a tempo indeterminato chi ha dimostrato di voler fare questo mestiere, di essere presente, una valida spalla su cui poter contare. E anche quando non ero proprio entusiasta, ho assunto per il disperato bisogno di personale”.

“Voglio chiudere queste pagine buie con un appello, chiunque si sia sentito offeso, provi del risentimento per qualsiasi motivo, può venire a trovarmi al negozio. Sono disponibile in qualsiasi momento”.

E poi fa sapere: “in questi giorni abbiamo ricevuto candidature da Avezzano, da Teramo e, addirittura, da Pescara e, nel frattempo, abbiamo trovato anche un ragazzo. Qualcosa vorrà pur dire…”.