L’AQUILA – “Nel fine settimana si è sviluppata una polemica che ha coinvolto il Club Alpino Italiano (CAI), la principale associazione italiana dedicata all’alpinismo e alla montagna, e diversi esponenti politici di destra in seguito a un grande equivoco che riguarda le ‘croci di vetta’ presenti su buona parte delle cime delle Alpi e degli Appennini”.

Lo scrive in una nota il consigliere comunale dell’Aquila Lorenzo Rotellini: “La ministra del Turismo Daniela Santanchè e il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini – sostiene – hanno montato una polemica opponendosi all’ipotesi che il CAI rimuovesse le croci dalle cime delle montagne: ipotesi che non solo è falsa, ma era stata anzi chiaramente esclusa dagli interessati. La Santanché, dovrebbe pensare però ai suoi milioni di debiti con il fisco e a pagare i TFR ai suoi dipendenti”.

Il riferimento sarebbe all’inchiesta del programma di RaiTre Report, sulla gestione di alcune delle sue aziende, caso ancora da chiarire, con la ministra che ha già promesso querele contro quelle che definisce false dichiarazioni.

Intanto, tornando al Cai, aggiunge Rotellini: “Giovedì 22 giugno c’è stato un convegno organizzato all’Università Cattolica di Milano, dove si parlava del libro ‘Croci di vetta in Appennino’ di Ines Millesimi. Durante l’evento sono stati posti due interrogativi: La società attuale si può ancora rispecchiare nel simbolo della croce di vetta? Ha ancora senso innalzarne di nuove? All’evento hanno partecipato anche esponenti della chiesa, e nessuno ha chiesto la rimozione delle croci già installate sulle vette italiane, simboli che hanno accompagnato gli scalatori da sempre, ma di ragionare sul collocamento di nuove croci”.

“L’usanza di erigere le croci sulle montagne con il significato moderno nacque alla fine del Settecento per celebrare e ricordare imprese alpinistiche e al tempo stesso dare una forma concreta a preghiere cattoliche – ricorda il consigliere di centrosinistra – Da decenni tuttavia c’è un dibattito su queste installazioni: in parte perché la croce non è un simbolo laico e universale, che accomuna chiunque frequenti le montagne, ma solo delle religioni cristiane; e in parte per via della sempre maggiore attenzione al rispetto delle montagne come ambienti naturali, da preservare liberi da nuove infrastrutture e monumenti umani”.

“La destra ha deciso di strumentalizzare il dibattito, senza sapere che il CAI si occupa della manutenzione delle croci di vetta che hanno subito danni a causa delle condizioni meteorologiche”, conclude.