ANCONA  – “A quasi sette anni dall’inizio del fenomeno sismico che ha ferito 138 Comuni dell’Italia centrale, qualunque bilancio parziale non può prescindere dalla consapevolezza che vi sono legittime richieste e aspettative da parte dei cittadini e delle comunità locali che attendono ancora risposta”: a dirlo è il commissario straordinario alla ricostruzione post terremoto, Guido Castelli, nel presentare il suo primo report semestrale della ricostruzione.

Numeri che fotografano lo stato della ricostruzione a sette anni dal terremoto che sconquassò il Centro Italia nel 2016 e che sono contenuti nel Rapporto aggiornato ai primi quattro mesi dell’anno, presentato oggi a Roma, presso la Biblioteca Chigiana di Palazzo Chigi. Accanto a Castelli, il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano; i Presidenti della Regione Abruzzo, Marco Marsilio; della Regione Marche, Francesco Acquaroli; della Regione Umbria, Donatella Tesei e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio, Manuela Rinaldi.  

“Si contano almeno 30mila persone che non hanno ancora potuto fare rientro nelle loro abitazioni e questo diritto, non solo alla propria casa ma anche al ritorno alla normalità, deve essere garantito”, ha aggiunto il commissario.

“Molti lavori nei cantieri sono stati completati o avviati, ma nonostante l’incremento registratosi in particolare sul fronte della ricostruzione degli edifici privati, si evidenziano ancora criticità riconducibili anche a una congiuntura particolarmente sfavorevole”, ha spiegato Castelli.

Sottolineando: “Più fattori, prevalentemente di natura esogena, hanno ostacolato le attività della ricostruzione negli ultimi anni: l’emergenza pandemica, l’inflazione crescente, le difficoltà di approvvigionamento dei materiali edili, l’elevata concentrazione di gare in corrispondenza dell’attuazione del Pnrr, l’impegno sul 110% di molte imprese, la difficoltà nel reperire maestranze. Sono solo alcune delle esternalità negative – ha sottolineato – che dimostrano, con plastica evidenza, come la ricostruzione 2016, per tipologia e dimensione del danno, si presenti come una ‘creatura viva’ che va monitorata costantemente così da attivare i necessari adattamenti sul piano normativo e organizzativo”.

“L’obiettivo del pieno ripristino del patrimonio edilizio lesionato dalla più devastante sequenza sismica della storia repubblicana richiede, dunque, l’operatività di un’amministrazione speciale dotata di ampi poteri derogatori e, comunque, sempre coesa con i livelli istituzionali rappresentativi dei territori di riferimento”, ha ribadito il commissario.

Che ha ricordato alcuni numeri: “Sugli immobili privati sono circa 28mila i progetti sinora depositati e si registra il completamento di circa 9.000 cantieri al 30 aprile 2023, con una spesa liquidata di circa 2,8 miliardi di euro”.

“Sulla scorta delle quasi 50mila manifestazioni di volontà raccolte, si attende ancora il deposito di circa 22mila progetti che dovrà essere curato dai professionisti incaricati”, ha ricordato il commissario. “Siamo consapevoli del fatto che deve essere ancora avviata una quota rilevante delle progettazioni, specie le più complesse – ha proseguito Castelli -. Anche per questo è stato avviato un quadro di costante e proficua collaborazione con il mondo delle professioni, da cui è emersa la necessità di una maggiore programmazione delle scadenze per favorire la presentazione dei progetti ancora non depositati”. La ricostruzione pubblica, invece, “necessita ancora di finanziamenti per circa 3,8 miliardi”.

“Un aggiornamento che si rende necessario sia per gli anni passati, determinato dall’aumento derivante dalla crescita dell’inflazione rispetto ai primi importi indicati, sia a causa del recente aumento dei prezzi dei materiali. Due circostanze non preventivabili al momento della programmazione, che determinano la necessità di implementare gli stanziamenti già disposti nella misura di 3,94 miliardi”, ha spiegato Castelli.

Al 30 aprile 2023 le richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata sono 28.315, su quasi 50mila attese, e i nuclei familiari che vivono ancora fuori dalle loro case sono 14.211. Corrispondono a circa 30 mila cittadini.

Alla stessa data, su 3.215 interventi di ricostruzione pubblica finanziati, quelli in corso ammontano a 1.537 e i conclusi 233.

Nel corso degli ultimi anni diverse “esternalità negative” hanno concorso a ostacolare l’attività di ricostruzione all’interno del cratere, che ha una superficie di quasi 8 mila chilometri quadrati ed è composta da 138 comuni, compresi in quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Tra queste esternalità quelle che hanno avuto il maggiore impatto sono state: l’inflazione crescente, l’aumento del costo dei materiali edili e le difficoltà di approvvigionamento, la propensione di molte imprese a concentrarsi sul Superbonus 110% in altre aree del Paese, la difficoltà nel reperire maestranze, la fragilità degli apparati amministrativi, i carichi di lavoro dei professionisti che operano sul territorio del sisma.

Tutto ciò in un frangente che vede il sistema pubblico e privato impegnato anche sul fronte del PNRR. Per quanto riguarda la ricostruzione privata, al 30 aprile 2023 sono quasi 9mila i cantieri che risultano chiusi. Il totale delle Richieste di Contributo per la ricostruzione attese, per gli immobili residenziali o produttivi danneggiati dal Sisma 2016, è di 49.361.

Di queste, quelle già presentate ammontano a 28.315. Si attendono pertanto progettazioni per oltre 21.000 richieste di contributo. Le richieste approvate dagli Usr (Uffici speciali per la ricostruzione regionali) sono 16.680, per una concessione complessiva di 6,037 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi liquidati per l’avanzamento dei lavori.

Relativamente alla ricostruzione pubblica, l’importo finanziato fino ad oggi è pari a 3,94 miliardi di euro che, tuttavia, dovrà essere aggiornato a causa del menzionato aumento dei prezzi e dei costi delle lavorazioni.

Il totale dei lavori finanziati è pari a 3.215 e, di questi, 1.445 devono essere ancora avviati, 1.537 sono in corso e 233 sono conclusi.

Infine, relativamente agli edifici di culto (sia pubblici che privati) danneggiati, quelli oggetto di programmazione ammontano a 1.261, per un importo complessivo di 764,8 milioni.

“I primi 7 anni della ricostruzione non sono stati tutti uguali, nel corso dei primi 4 ci sono state infatti difficoltà anche di natura ideologica, di rifiuto del ‘Modello L’Aquila’, poi invece sono arrivati altri commissari che hanno fatto marciare le cose, c’è stata un’accelerazione sulla ricostruzione che si è notata in questa ultima stagione e con il commissario Castelli e il governo Meloni abbiamo risolto problemi che erano anni sui quali trovavamo un muro di gomma o forti difficoltà per mettere a terra alcune decisioni”, ha dichiarato il presidente Marsilio.

“Noi come governatori non ci siano risparmiati – ha continuato Marsilio- abbiano proposto soluzioni, anche modifiche alle leggi. Ma c’è stato anche un cambio di passo tra il precedente Parlamento e quello attuale, tra il governo precedente e quello attuale. Significativo il fatto che alla ricostruzione sia stato dedicato un decreto legge e non 2-3 articoli in un decreto omnibus”.