PESCARA – Modificare una legge del 1965 ancora oggi in vigore che rende non pignorabili né sequestrabili gli stipendi dei parlamentari: è il fine della proposta di legge presentata in parlamento dal deputato di Sinistra italiana Gianni Melilla, per superare quello che lo stesso parlamentare definisce “un anacronismo rispetto alla situazione attuale del Paese”.

“La legge è nata, all’epoca, per tutelare l’attività di parlamentari e alte cariche della magistratura da tentativi di delegittimare il loro operato, spogliandoli dei beni, ma a 70 anni di distanza dal raggiungimento della democrazia, non ci sono ragioni che ne giustifichino ancora l’esistenza” afferma Melilla.

“È auspicabile che i parlamentari vengano trattati come tutti i normali cittadini. Se in qualche modo sbagliano, è giusto che si possa procedere al pignoramento dello stipendio”, sottolinea.

Come non ricordare, a tal proposito, la recente vicenda della causa vinta dal team di Report guidato da Milena Gabanelli, contro Roberto Formigoni ex governatore della Regione Lombardia condannato al pagamento di 5mila euro.

Soldi che non verserà perché appunto la sua indennità di parlamentare non è pignorabile. 

“La proposta di legge ha appena iniziato l’iter di valutazione alla Camera – continua Melilla – non c’è ancora stato un confronto in merito con gli altri rappresentanti politici abruzzesi, che spero però comprendano l’importanza di modificare una norma assolutamente irragionevole”. 

L’iniziativa che il deputato di Sinistra italiana sta portando avanti in parlamento va ad aggiungersi alle proposte di legge avanzate al Senato, in precedenza, dal Movimento 5 stelle e più di recente dal senatore Bartolomeo Pepe del gruppo Grandi autonomie e libertà.